Gmg 2019: veglia del Papa con i giovani. Le tre testimonianze di chi ha saputo “confidare in Dio”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Una famiglia. Un giovane capace di reinserirsi nella società. Una giovane che vive in un territorio di conflitto. Panamensi i primi due, palestinese la terza. Sono i tre testimoni che hanno portato la propria esperienza durante la veglia di Papa Francesco con i giovani, al Campo San Juan Pablo II del Metropark di Panama.
Erika de Bucktron, panamense, è il nome della prima testimone, che ha presentato al Papa e ai giovani il marito Rogelio e i figli Rogelio, Allyson, Maria e Inés. L’ultima figlia ha la sindrome di down ed Erika ha raccontato la gravidanza “ad alto rischio”, durante la quale “ci siamo abbandonati nelle mani di Dio e abbiamo chiesto che si compisse la sua volontà. In fondo, avevamo la speranza che nostra figlia nascesse sana, però abbiamo accolto con amore la volontà del Signore”. E ora “rendiamo grazie a Dio per la nascita di Inés”.
Il ventenne Alfredo Martínez Andrión, panamense di Colón, ha raccontato della sua infanzia, primo di sette fratelli, e della sua difficile gioventù, segnata dalla povertà, dalla necessità di interrompere gli studi e poi dalla mancanza di un lavoro. “Cominciai a consumare droga e non frequentavo più la chiesa”. Dalla droga al carcere il passaggio fu quasi scontato e Alfredo sembrava entrato un tunnel senza via d’uscita, nonostante i suoi tentativi. A un certo punto, “cercai una via d’uscita con il crocifisso in mano. Arrivai alla Fondazione San Giovanni Paolo II, dove trovai un alloggio, un aiuto e altro di molto importante: dei fratelli che mi hanno sostenuto nel mio cammino di risocializzazione. Mi hanno insegnato a confidare in Dio e, attraverso di lui, a confidare nel prossimo”. Ora, “sono qui, lottando per la mia famiglia e sono l’unico sostegno economico per essa”. Ha concluso il giovane: “Desidero dire a tutti i giovani del mondo che Dio ci ama e non ci abbandona”.
L’ultima testimonianza è stata della ventiseienne palestinese Nirmeen Odeh, che pur essendo formalmente cristiana, ha vissuto la scoperta autentica della fede alla Gmg di Cracovia, nel 2016. In precedenza, nonostante la spiccata curiosità intellettuale, “pensavo che era meglio stare lontani dal cristianesimo, per non essere disturbata nella mia vita”, in considerazione delle persecuzioni che spesso subiscono i cristiani nel suo Paese. Aveva però “curiosità” rispetto a Dio e partecipò alla Gmg di Cracovia, che divenne “un salto di fede”. Il 23 luglio “mi confessai e ricevetti per la prima volta il corpo di Cristo con la fede nel mio cuore”. Fu l’inizio di un cammino, nel quale Nirmeen ha capito che “Gesù mi amava per quello che sono”. Da qui l’invito ai coetanei: “Abbiate fiducia in lui, lasciatelo entrare, non ve ne pentirete”.

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