Papa a Panama: messa in cattedrale, “recuperare la parte più autentica dei nostri carismi”, no a “stancante autocommiserazione”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Dammi da bere” è “quello che chiede il Signore, ed è quello che chiede a noi di dire”. Ne è convinto il Papa, che nell’omelia della Messa celebrata oggi nella cattedrale di Panama ha esortato i sacerdoti e i consacrati presenti a ripetere la richiesta fatta dalla Samaritana a Gesù. “Nel dirlo – l’invito di Francesco – apriamo la porta della nostra stanca speranza per tornare senza paura al pozzo fondante del primo amore, quando Gesù è passato per la nostra strada, ci ha guardato con misericordia, ci ha chiesto di seguirlo; nel dirlo, recuperiamo la memoria di quel momento in cui i suoi occhi hanno incrociato i nostri, il momento in cui ci ha fatto sentire che ci amava, e non solo in modo personale ma anche come comunità. È ritornare sui nostri passi e, nella fedeltà creativa, ascoltare come lo Spirito non ha creato un’opera particolare, un piano pastorale o una struttura da organizzare ma che, per mezzo di tanti ‘santi della porta accanto’ – tra i quali troviamo padri e madri fondatori dei vostri istituti, vescovi e parroci che hanno saputo dare basi solide alle loro comunità –, ha dato vita e ossigeno a un determinato contesto storico che sembrava soffocare e schiacciare ogni speranza e dignità”. “Dammi da bere”, ha spiegato ancora il Papa, “significa avere il coraggio di lasciarsi purificare e di recuperare la parte più autentica dei nostri carismi originari – che non si limitano solo alla vita religiosa, ma a tutta la Chiesa – e vedere in quali modalità si possano esprimere oggi. Si tratta non solo di guardare con gratitudine il passato, ma di andare in cerca delle radici della sua ispirazione e lasciare che risuonino nuovamente con forza tra di noi”. “Dammi da bere”, ha proseguito Francesco, “significa riconoscersi bisognosi che lo Spirito ci trasformi in uomini e donne memori di un passaggio, il passaggio salvifico di Dio. E fiduciosi che, come ha fatto ieri, così continuerà a fare domani”. “La speranza stanca sarà guarita – ha assicurato il Papa – quando non temerà di ritornare al luogo del primo amore e riuscirà ad incontrare, nelle periferie e nelle sfide che oggi ci si presentano, lo stesso canto, lo stesso sguardo che suscitò il canto e lo sguardo dei nostri padri. Così eviteremo il rischio di partire da noi stessi e abbandoneremo la stancante autocommiserazione per incontrare gli occhi con cui Cristo oggi continua a cercarci, a chiamarci e a invitarci alla missione”.

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