Crollo diga in Brasile: nove morti e almeno 150 dispersi. Padre Bossi (comboniano), “è anche una catastrofe ambientale”

Nove corpi recuperati e almeno 150 persone scomparse. Questo il provvisorio e catastrofico bilancio della rottura di due dighe, avvenuta ieri all’ora di pranzo nella miniera di ferro della Vale, a Brumadinho, località dello stato brasiliano di Minas Gerais, non lontano dalla capitale Belo Horizonte. Questi i numeri riferiti al Sir da padre Dario Bossi, missionario comboniano, molto attivo nelle battaglie contro i grandi progetti minerari ed estrattivi che minacciano le popolazioni e l’ecosistema, essendo uno dei coordinatori della rete continentale latinoamericana Iglesias y Minería. Fonti dei vigili del fuoco, però, in una situazione molto confusa, arrivano a parlare di 300 dispersi.
Riferisce ancora padre Bossi: “Per fortuna, hanno trovato vive 182 persone all’entrata della miniera. Erano tra i dispersi, ma sono sopravvissute”. Oltre a quella relativa alle vittime, l’altra catastrofe è ecologica: “La contaminazione del fiume è grande e le amministrazioni pubbliche di diversi municipi hanno raccomandato alla gente di allontanarsi dal fiume Paraopebas, per il rischio di improvvise piene, e hanno sospeso l’uso dell’acqua nei municipi”.
Oggi il presidente della Repubblica andrà a Brumadinho, ma secondo padre Bossi sorprende che abbia fatto dichiarazioni in cui afferma che “questi incidenti non hanno nulla a che vedere con lo Stato”.
Il presidente della Vale, continua il missionario comboniano, “ha chiesto scusa e dice che avevano fatto una revisione esterna di sicurezza pochi mesi fa, senza riscontrare nulla. Ma intanto, si scoprono retroscena: a dicembre è stata autorizzata l’espansione dell’88% del progetto estrattivo della miniera di Feijao (quella la cui diga è crollata). La gente della comunità non era d’accordo. C’è stata un’opposizione forte nel Consiglio delle Politiche ambientali del Minas Gerais e anche l’accusa di agevolazioni illecite, per aver ridotto le esigenze di licenza ambientale per progetti di grande dimensioni. Insomma, ancora una volta dietro a questi drammi c’è la collusione tra Stato e impresa. E c’è l’impunità del caso precedente, Mariana, che consolida nuovi crimini ambientali per la mancanza di controlli esigenti e seri”.
Mariana, teatro di una gigantesca catastrofe ambientale tre anni fa, sempre per la rottura di una diga, dista solo 150 chilometri da Brumadinho. Padre Bossi aggiunge altri particolari sconcertanti sull’incidente: “La sirena d’allarme non è stata attivata e le persone sono fuggite di loro iniziativa, chiamandosi gli uni gli altri. Stanotte sono tutti in piazza, la cittadina è al buio e c’è un solo generatore, nessuno dà informazioni”.

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