Comunicazione: Milano, dibattito sul futuro del giornalismo. Fenaroli (“Walter Tobagi”), “giornalismo a misura di social”

(Milano) “Le notizie non sono né buone né cattive. Dipende dalla sensibilità con cui vengono date. La notizia è come una bastone: lo posso usare per difendermi, per farmi sorreggere lungo il cammino o alzandolo per aggredire l’altro! La strada irreversibile pertanto è quella di formare i giovani a saper leggere e raccontare la realtà con le nuove tecnologie”. Lo ha affermato Ugo Savoia, coordinatore didattico del master in Giornalismo alla Libera università di lingue e comunicazione – Iulm), durante l’incontro odierno a Milano in occasione di San Francesco di Sales, presente l’arcivescovo Mario Delpini. Marco Lombardi, direttore della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica, ha invece sottolineato che “le fake news stanno tanto sulla rete che nei mezzi tradizionali. Tutto il mondo dell’informazione è impantanato su questo punto. Detto questo la regolamentazione della rete diventa fondamentale. Ma sono assenti gli attori legittimi: gli Stati, autorità democraticamente elette”. Durante l’incontro, alcuni studenti delle scuole di giornalismo presenti a Milano hanno svolto alcune riflessioni sulla professione per la quale si stanno preparando, rivolgendo delle domande a Delpini. Elena Pavin (Università Cattolica) ha detto fra l’altro: “La nostra scelta è quella di non buttarci a capofitto nel mondo, ma invece di professionalizzarci. Questa è la mia reazione naturale alla perdita di credibilità del mestiere del giornalismo: insistere sulla preparazione professionale in questo settore”.
Secondo Giorgia Fenaroli (studentessa alla “Walter Tobagi”, Università Statale) “il giornalismo dovrà essere a misura di social: popolare, ma senza mai rinunciare a una professionalità alta”. Beatrice Barbato (Iulm) ha ricordato Antonio Megalizzi, giovane giornalista radiofonico che ha perso la vita nell’attentato di Strasburgo: “Antonio era uno di noi, un giovane che ha lasciano la sua terra per darsi una possibilità in qualcosa in cui credeva”.

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