Papa a Panama: liturgia penitenziale a Pacora, “ognuno di noi è molto più delle sue etichette”. Confessa 5 giovani detenuti

(Foto Vatican Media/SIR)

“Ognuno di noi è molto di più delle sue etichette”. A garantirlo è stato il Papa, nell’omelia delle liturgia penitenziale celebrata nel carcere minorile di Pacora con 150 giovani detenuti. “Così Gesù ci insegna e ci chiama a credere”, ha spiegato Francesco: “Il suo sguardo ci provoca a chiedere e cercare aiuto per percorrere le vie del superamento. A volte la mormorazione sembra vincere, ma non credeteci, non ascoltatela. Cercate e ascoltate le voci che spingono a guardare avanti e non quelle che vi tirano verso il basso”. “Il Signore vuole fare festa quando vede i suoi figli che ritornano a casa”, ha ricordato il Papa ai giovani citando ancora una volta la sua parabola preferita, quella del padre misericordioso, in cui Gesù ha manifestato fino all’estremo l’amore misericordioso del Padre: “Un amore che non ha tempo per mormorare, ma cerca di rompere il cerchio della critica inutile e indifferente, neutra e imparziale e si fa carico della complessità della vita e di ogni situazione; un amore che inaugura una dinamica capace di offrire strade e opportunità di integrazione e trasformazione, di guarigione e di perdono, strade di salvezza”. “Mangiando con pubblicani e peccatori, Gesù rompe la logica che separa, esclude, isola e divide falsamente tra buoni e cattivi”, ha commentato Francesco: “E non lo fa per decreto o solo con buone intenzioni, nemmeno con volontarismi o sentimentalismo, lo fa creando legami capaci di permettere nuovi processi; scommettendo e festeggiando ad ogni passo possibile”. In questo modo, ha fatto notare il Papa, Gesù “rompe anche con un’altra mormorazione non facile da scoprire e che perfora i sogni perché ripete come un sussurro continuo: non puoi farcela, non puoi farcela… È il mormorio interiore che emerge in chi, avendo pianto il proprio peccato, e consapevole del proprio errore, non crede di poter cambiare. È quando si è intimamente convinti che chi è nato ‘pubblicano’ deve morire ‘pubblicano’; e questo non è vero”. “La gioia e la speranza del cristiano – di tutti noi, anche del Papa – nasce dall’aver sperimentato qualche volta questo sguardo di Dio che ci dice: ‘Tu fai parte della mia famiglia e non posso abbandonarti alle intemperie, non posso lasciarti per la strada, sono qui con te’”, ha concluso Francesco, rivolgendosi al giovane carcerato che ha portato la sua testimonianza poco prima: “È aver sentito, come hai condiviso tu, Luis, che in quei momenti in cui sembrava che tutto fosse finito qualcosa ti ha detto: no!, non è tutto finito, perché hai uno scopo grande che ti permette di comprendere che Dio Padre era ed è con tutti noi e ci dona persone con cui camminare e aiutarci a raggiungere nuove mete”. Al termine della liturgia penitenziale hanno avuto luogo le confessioni, durante le quali il Papa ha amministrato il sacramento della penitenza a cinque giovani detenuti. Dopo la benedizione conclusiva, e il breve saluto di ringraziamento della direttrice del Centro, lo scambio dei doni. Salutati i 30 giovani carcerati che hanno costruito i confessionali, a bordo di un elicottero militare Francesco è partito alla volta dell’aeroporto Marcos A. Gelabert di Panama, per rientrare in nunziatura.

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