Papa a Panama: giovane detenuto Pacora, “non ho parole per descrivere la libertà che sento in questo momento”

Ringrazia Dio, perché “ha posto accanto a me nel mio cammino quelle persone per aiutarmi a completare i miei studi secondari e a cambiare vita”. E sogna di diventare un “cuoco internazionale”. È intensa e commovente la testimonianza di Luis Oscar Martínez, ventunenne detenuto che ha portato il suo saluto a Papa Francesco, nel corso della visita al centro di reclusione per giovani detenuti Las Garzas de Pacora, a Panama. Luis ha raccontato al Papa la sua vita non facile: “Quando avevo un anno, mio padre ha abbandonato mia madre, che ha proseguito la battaglia della vita, non solo con me ma anche con mia sorella e mio fratello. Mentre stavo crescendo, sentivo che mi mancava qualcosa, che avevo un vuoto dentro di me. Ora so che quello che mancava era la voce di un papà che mi guidasse con amore. Nel 2015 Dio mi toccò il cuore e presi la decisione di accettare Cristo come mio Signore e Salvatore. Da quel giorno sono tornato ad avere un papà”. Tuttavia, ha proseguito il giovane, “dopo un po’ di tempo sono inciampato e ho commesso un delitto. Non immaginavo che avrebbe avuto conseguenze gravi, come perdere parte della mia famiglia, i miei studi… e stare in un luogo come questo”. Nel momento della reclusione, nel 2016, “credevo che fosse tutto finito. All’inizio non è stato facile vivere con altre persone private di libertà, però quando mi trasferirono al carcere di Pacora, meditando durante la notte, mi dissi che non tutto era finito e che il mio proposito era grande”. Proprio in quel momento “percepii che Dio Padre era con me e che se in questo momento sto parlando con lei, è per grazia e amore ricevuti da Dio, il mio amato Cristo”. Luis Oscar sta ora completando gli studi: “Quello che spero, o che mi vedo nel futuro, è di diventare un cuoco internazionale e un tecnico specializzato nella refrigerazione. Spero di dare questa gioia alla mia mamma e di essere in comunione con quella parte di famiglia che ho perduto”. Il giovane ha, infine, ringraziato il Papa, per aver trovato il tempo “di ascoltare un giovane privato di libertà come me. Non ho parole per descrivere la libertà che sento in questo momento”.

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