Papa a Panama: cerimonia di apertura Gmg, “andare avanti non per creare una Chiesa parallela”, serve “nuova Pentecoste”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Vogliamo ritrovare e risvegliare insieme a voi la continua novità e giovinezza della Chiesa aprendoci a una nuova Pentecoste”. Con queste parole il Papa, nel discorso per la cerimonia di accoglienza e apertura, ha tracciato il “filo rosso” che lega il Sinodo dedicato ai giovani e la Gmg di Panama, e ha spiegato il senso di quella che Francesco, già nel videomessaggio per l’evento che vede oggi riuniti nella piccola Repubblica centroamericana 200mila giovani da oltre 150 Paesi del mondo, radunati nel Campo Santa Maria Antigua della Cinta Costera, aveva chiamato la “rivoluzione del servizio”. “Questo è possibile solo se, come abbiamo da poco vissuto nel Sinodo, sappiamo camminare ascoltandoci e ascoltare completandoci a vicenda, se sappiamo testimoniare annunciando il Signore nel servizio ai nostri fratelli”, ha spiegato Francesco: “Servizio concreto, si intende”. “Che bello ritrovarci, e farlo in questa terra che ci accoglie con tanto colore e tanto calore!”, le parole d’esordio del Papa: “Riuniti a Panamá, la Giornata mondiale della gioventù è ancora una volta una festa di gioia e di speranza per la Chiesa intera e, per il mondo, una grande testimonianza di fede”. “Mi ricordo che, a Cracovia, alcuni mi chiesero se sarei andato a Panamá, e io risposi: ‘Io non so, ma Pietro di sicuro ci sarà. Pietro ci sarà’”, le parole di Francesco: “Oggi sono contento di dirvi: Pietro è con voi per celebrare e rinnovare la fede e la speranza. Pietro e la Chiesa camminano con voi e vogliamo dirvi di non avere paura, di andare avanti con questa energia rinnovatrice e questo desiderio costante che ci aiuta e ci sprona ad essere più gioiosi e disponibili, più testimoni del Vangelo”. “Andare avanti non per creare una Chiesa parallela un po’ più ‘divertente’ o ‘cool’ in un evento per giovani, con un po’ di elementi decorativi, come se questo potesse lasciarvi contenti”, ha precisato il Papa. “So che arrivare qui non è stato per niente facile”, le parole rivolte al popolo giovane: “Conosco gli sforzi, i sacrifici che avete fatto per poter partecipare a questa Giornata. Molti giorni di lavoro e di impegno, incontri di riflessione e di preghiera fanno sì che il cammino sia in gran parte la ricompensa. Il discepolo non è solamente chi arriva in un posto ma chi incomincia con decisione, chi non ha paura di rischiare e di mettersi a camminare. Questa è la sua più grande gioia: essere in cammino”. “Voi non avete avuto paura di rischiare e camminare”, l’omaggio a tutti e a ciascuno: “Oggi possiamo essere in festa perché questa festa è cominciata già da molto tempo in ogni comunità. Veniamo da culture e popoli diversi, parliamo lingue diverse, usiamo vestiti diversi. Ognuno dei nostri popoli ha vissuto storie e circostanze diverse. Quante cose ci possono differenziare! Ma nulla di tutto ciò ha impedito che potessimo incontrarci ed essere felici di stare insieme. Questo è possibile perché sappiamo che c’è qualcosa che ci unisce, c’è Qualcuno che ci fa fratelli”.

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