Giorno della Memoria: mons. Sorrentino (Assisi), “contro la rinascita di sentimenti xenofobi testimoniamo il bene dei Giusti della Shoah”

Il vescovo di Assisi mons. Domenico Sorrentinto con il sindaco Stefania Proietti e il prefetto Claudio Sgaraglia

“È tempo di scoprire i valori fondamentali dell’amicizia e della fraternità”. Lo ha detto il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, durante la cerimonia per la Giornata della Memoria che si è tenuta oggi presso la Sala della Spogliazione del palazzo vescovile di Assisi, dove dal maggio scorso si trova il Museo della Memoria. Il vescovo dopo avere ricordato l’importanza del vescovado quale luogo di grande apertura dove vennero nascosti e salvati gli ebrei ha mostrato la sua preoccupazione per il fatto che “in Italia sta crescendo il sentimento razzista e xenofobo. Ed è proprio per questo – ha ammonito – che dobbiamo testimoniare oggi quello che fecero allora i Giusti della Shoah”. La cerimonia, alla quale hanno partecipato le massime autorità militari e civili, era stata aperta dai saluti del sindaco di Assisi, Stefania Proietti che ha sottolineato l’impegno dell’intera città per la salvezza di circa 300 ebrei arrivati durante le persecuzioni razziali. Prima della consegna delle “medaglie d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra” il prefetto Claudio Sgaraglia ha sottolineato il valore di questa giornata per testimoniare il bene, affinché persecuzioni come quella nei confronti degli ebrei non si verifichino più. A ricevere le medaglie sono stati i familiari di Giuseppe Conforto, di Nello Marzi e di Giuseppe Vandone. Presenti gli studenti del liceo classico “Properzio” di Assisi. Dopo la consegna delle medaglie, sono seguiti i saluti di Gioia Bartali, nipote del grande campione del ciclismo che ha raccontato del viaggio fatto ad Auschwitz con gli studenti e alcuni sopravvissuti alla Shoah, organizzato dal Miur e dall’Ucei. “Sapevo che andare in quei luoghi mi avrebbe fatto male”, ha rivelato Gioia Bartali, aggiungendo che “chiunque va in quei luoghi ha un momento di grande riflessione. Ho continuamente dei ricordi, dei passaggi. Continuerò questo viaggio in memoria di coloro che sono morti e di chi ha perso i genitori o familiari. Sono convinta – ha precisato – che mio nonno non ci ha pensato più di tanto quando gli hanno chiesto di entrare nell’organizzazione clandestina che salvava gli ebre. Si sarà sentito un privilegiato e lo avrà fatto con estrema umiltà”.

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