Messaggio Comunicazioni sociali: Tognon, “non si può essere tiepidi nel credere che si possa fare una buona rete in nome di una sana comunità”

foto SIR/Marco Calvarese

“L’unica cosa che i cattolici non possono fare è prendere le distanze, essere tiepidi nell’affrontare quelle che sono le sfide del nostro tempo. Essere tiepidi nel credere che si possa fare una buona rete in nome di una sana comunità”. Così Giuseppe Tognon, docente di Storia dell’educazione alla Lumsa di Roma, commenta in un video per il Sir il Messaggio di Papa Francesco per la 53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dedicato al tema “Dalle social network communities alle comunità”. “La rete – osserva il docente – è una straordinaria opportunità perché richiama la necessità di qualche cosa che abbiamo dimenticato sia come uomini che come cristiani: il bisogno di comunità. Di una comunità che non può essere chiusa, arida, avara ma è una comunità che è quella della vita”. Secondo Tognon, “la rete non fa altro che mostrare l’esito di un uso anche intelligente della comunicazione e della capacità che abbiamo attraverso la rete di esporci, di raccontarci, di vivere”. “La rete – prosegue – ha distrutto vecchie idee di comunità gerarchiche, rigide e ha aperto ad un esito comunitario, che poi è il grande esito cristiano”. Nel suo messaggio, il Papa “fonda il senso della comunità nella Trinità” e lo conclude “con un’espressione forte: dai ‘like’ che si usano nei social ad un ‘amen’. Che è il senso di riconoscimento che è uno che vive bene fino in fondo, fa quello che può, lotta per le proprie idee, per il proprio benessere e poi prende atto che non tutto è nelle nostre mani”.
“La comunità cristiana – sottolinea Tognon – non è un ‘vogliamoci bene’, una cosa psichica o emozionale. È una cosa dura, una cosa sotto il volto di Cristo dove si deve discutere, confliggere e convivere”. “Quindi la verità dentro la rete è quella verità che invoca nuove forme di comunità. Vivere fino in fondo, pensando, amando, contattandosi, usando bene il proprio tempo. Ma vivere fino in fondo. Perché un domani, se noi crediamo, saremo in comunità. Non ci sarà più la rete, ma la comunità resta”.
Per il docente, “nella rete non possiamo non esserci, ma bisogna esserci convintamente anche se non bisogna santificarla”. “Dentro la rete ci portiamo quello che siamo, con il nostro corpo, le nostre esperienze, le nostre paure”. E se corriamo il rischio che “la rete ci aiuta a dimenticare le difficoltà che stiamo vivendo” per Tognon “dobbiamo stare dentro la rete per non dimenticare quello che siamo, nelle difficoltà ma soprattutto in quello che di meglio potremmo essere”.
Il docente pone poi l’attenzione sul fatto che “dentro la comunità ci sono tanti giovani che si possono perdere credendo di bastare a se stessi perché sono dentro la community. Ma non bastano a se stessi”.

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