Ilva di Taranto: Corte di Strasburgo, lo Stato italiano non ha protetto la salute dei cittadini e l’ambiente

(Strasburgo) La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo emette la sentenza sul caso Ilva e dà sostanzialmente ragione ai ricorrenti. 180 cittadini dell’area tarantina si erano rivolti alla Corte sostenendo di aver subito danni alla salute a causa delle emissioni dell’Ilva. Il ricorso accusava le autorità italiane di aver violato il diritto alla vita e quello al rispetto della vita familiare e privata, sanciti dalla Carta dei diritti dell’uomo. Lo Stato, a loro dire, non avrebbe adottato le necessarie misure legislative per proteggere la loro salute e l’ambiente, vista la pericolosità dell’impianto, e la popolazione non sarebbe stata adeguatamente informata sui danni derivanti alla salute stessa. Nella sentenza odierna, la Corte afferma anzitutto che dei 180 ricorrenti, 19 non hanno lo status di vittima perché non vivono nelle città classificate ad alto rischio ambientale: ossia Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. In particolare, la Corte ritiene che “la proroga di una situazione di inquinamento ambientale mette in pericolo la salute dei richiedenti” e, più in generale, “quella della popolazione residente in aree a rischio”. Ritiene inoltre che “le autorità nazionali non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire l’effettiva tutela del diritto alla loro vita privata”.
Ora sarà il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, massimo organismo politico della istituzione da cui dipende la Corte, a dover informare il governo italiano delle misure da adottare “per garantire l’esecuzione della sentenza della Corte”. Al contempo il piano ambientale approvato dalle autorità nazionali dovrà “essere attuato quanto prima”. Lo Stato italiano dovrà versare ai ricorrenti 5mila euro per spese legali.

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