Aborto: Comitato europeo diritti sociali, in Italia “disparità d’accesso all’interruzione di gravidanza”

(Strasburgo) Il Comitato europeo per i diritti sociali interviene in relazione a un ricorso collettivo della Cgil del 2016 sulle modalità di applicazione della legge 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza. Nella nuova ampia relazione si ritiene che “la situazione sembra migliorata”, ma “permangono considerevoli disparità d’accesso all’interruzione di gravidanza a livello locale” e l’Italia non avrebbe fornito informazioni sufficienti “sulle misure assunte per prevenire atti di molestia morale contro i medici non obiettori”. Il Comitato europeo dei diritti sociali è un organismo del Consiglio d’Europa: il quale pubblica oggi i risultati sul seguito dato nel 2018 da 8 Stati (Belgio, Bulgaria, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia e Portogallo) alle decisioni rese nell’ambito della procedura di reclami collettivi. Ebbene, il Comitato chiede informazioni all’Italia – entro ottobre 2019 – sulle misure introdotte “per ridurre le restanti disparità, sia sull’accesso delle donne” all’aborto, e “per assicurare una distribuzione più omogenea dei medici non obiettori sul territorio nazionale”. Domanda inoltre spiegazioni al governo circa le misure preventive e risarcitorie adottate per proteggere il personale medico non obiettore da eventuali discriminazioni.
A suo tempo il Comitato aveva rilevato violazioni di alcuni articoli della Carta sociale europea, che lo stesso Comitato definisce “trattato del Consiglio d’Europa che garantisce i diritti sociali ed economici fondamentali della vita quotidiana quali alloggio, salute, educazione, occupazione, protezione e assistenza sociale, libera circolazione degli individui e non discriminazione”.

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