Usa: lo Stato di New York si prepara ad ampliare l’accesso all’aborto. Opposizione dei vescovi

(da New York) Lo Stato di New York si prepara ad ampliare l’accesso all’aborto. Una norma, in via di approvazione nel Senato statale, consentirebbe ai medici e agli operatori sanitari di eseguire aborti che superino le 24 settimane (attualmente consentite dalla legge), in caso di “invalidità del feto” o se in maniera generica si valutasse “necessario proteggere la vita o la salute della paziente”. Il disegno di legge inoltre depenalizzerebbe l’aborto, trasferendolo dal codice penale a quello sanitario e quindi non si tratterebbe più di un reato se attuato dopo i limiti legislativi. Il disegno di legge salutato come “un progresso” dal governatore Cuomo è fortemente contestato dai vescovi delle diocesi dello Stato che, al contrario, esprimono profonda tristezza per una norma che “amplierà la legge già radicalmente permissiva del nostro Stato, dove il tasso di aborto è doppio rispetto alla media nazionale”. I vescovi ricordano poi che i servizi sanitari cattolici e le diverse associazioni caritative offrono alle donne le risorse necessarie per sostenere una gravidanza non pianificata e la nascita di un bambino che potrà crescere con la sua mamma o essere dato in adozione. E mentre Cuomo pianifica di introdurre, nella costituzione dello Stato, il diritto della donna al controllo della propria salute riproduttiva, i presuli mettono in guardia i padri e le madri dal rimorso e dal crepacuore di cui soffriranno tutta la vita per aver scelto di non far nascere i loro bambini. La scorsa settimana, intanto, il Senato ha votato a favore di una norma che dovrebbe impedire ai soldi dei contribuenti di finanziare le strutture abortive. La proposta non ha raggiunto la maggioranza e quindi non diventerà, per il momento, una legge federale che obbligherà gli Stati a rendere trasparente i fondi utilizzati per coprire le spese sostenute per gli aborti.

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