Diocesi: mons. Brambilla (Novara), “facciamo tutti insieme uno sforzo per rendere la nostra città, bella, vivibile, accogliente, generosa e creativa”

“In un tempo di pluralismo religioso dire che San Gaudenzio è il patrono di Novara non significa imporre nessuna forma di colonialismo religioso. Per la comunità cristiana il patrono è l’intercessore, è la sorgente della sua identità spirituale e comunitaria”, “serve alla vita spirituale, sostiene la speranza, diffonde la carità, difende nel momento del pericolo, rincuora nel tempo della prova, sprona nel tempo delle passioni tristi”. Lo ha affermato, stamattina, mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, nel Discorso alla città, pronunciato, stamattina, durante la Messa pontificale per la festa del patrono, San Gaudenzio.
La devozione e la venerazione del patrono oggi, anzi, “all’inizio del nuovo millennio, ci dice una cosa nuova: se la comunità cristiana di Novara col suo patrono vuole guardare con fiducia e fierezza verso il futuro, essa saprà farlo anche in condizione di minoranza, o almeno in un tempo dove comunità religiosa e civile non si sovrappongono più, solo se avrà un’anima ‘cattolica’. Il patrono di Novara ci dice che dobbiamo essere una parte eletta di questa città, che rimane ‘cattolica’ se si fa carico appunto di ‘tutti'”. Di qui l’invito: “Non dobbiamo avere paura di un’accoglienza ‘cattolica’. Se guardiamo a quante risorse sperperiamo, ad esempio nel cibo, dobbiamo pensare che un’accoglienza ordinata e guidata, ma generosa e creativa, possa non solo condividere i frammenti che cadono dalla nostra tavola, ma aggiungere stabilmente un posto per molti che hanno bisogno. Ringrazio i tanti che nella città si dedicano ad allargare gli spazi delle nostre mense”.
Il presule ha ricordato che “cattolico” significa “universale”: “Universale per lo sguardo sulla vita delle persone e sui temi della città; universale per la passione che promuove nuovi legami sociali; universale per la cura del bene comune contro ogni particolarismo; universale per lo spirito di pace e di tolleranza; universale per il compito dell’educazione e del futuro dei giovani; universale per la carità rivolta verso tutti senza distinzione di sesso, religione e appartenenze; universale per la condivisione del destino della città e del territorio; universale per il ‘supplemento d’anima’ di cui questo tempo, pieno di mezzi e povero di significati, ha estremamente bisogno non solo per star bene, ma per vivere bene”. Nella classifica della qualità della vita delle città capoluogo d’Italia, ha aggiunto mons. Brambilla, “siamo circa a metà: dobbiamo fare tutti insieme uno sforzo per rendere la nostra città, bella, vivibile, accogliente, generosa e creativa. Ecco cosa significa venerare e chiedere l’intercessione di san Gaudenzio!”.

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