Cara di Castelnuovo di Porto: il parroco, “chiediamo che non vengano trattati come bestiame”

“Siamo dispiaciuti e preoccupati. Chiediamo che non vengano trattati come bestiame”: lo afferma al Sir il parroco di Santa Lucia padre José Manuel Torres, messicano, dei Servi di Gesù, che ospiterà oggi pomeriggio l’inizio della marcia marcia silenziosa per esprimere solidarietà agli ospiti del Cara di Castelnuovo di Porto che il Viminale ha deciso di chiudere. A pochi passi dalla scuola elementare dove studiavano alcuni bambini del Cara, “strappati all’improvviso dal percorso che avevano iniziato”. Ci saranno anche gruppi parrocchiali, ragazzi delle scuole, volontari, associazioni del territorio, sindacalisti, anche per testimoniare vicinanza agli oltre cento lavoratori italiani (medici, psicologi, mediatori culturali e insegnanti) del Cara, gestito dalla cooperativa Auxilium, a rischio licenziamento. È il secondo centro per rifugiati più grande d’Italia, lo stesso visitato da Papa Francesco il Giovedì Santo del 2016, esempio virtuoso di accoglienza ed integrazione.  305 dei 535 ospiti saranno trasferiti in altre regioni italiane, altri rischiano di non avere più un alloggio a causa degli effetti del decreto sicurezza. “Con la marcia pacifica vogliamo esprimere solidarietà a questi poveri ragazzi. Non sappiamo dove andranno a finire almeno 200 persone. Hanno voluto sgomberare il centro velocemente in modo un po’ misterioso: basti pensare che l’autista del pullman nemmeno sapeva dove doveva andare, forse in Basilicata”, racconta il parroco. “Il Comune stava dando un segnale forte di accoglienza e integrazione che contrasta con l’idea generale di cacciare i migranti – afferma il religioso -. Ci preoccupano molto gli effetti del decreto sicurezza su coloro che non hanno ottenuto lo status di rifugiati e hanno i permessi umanitari in scadenza. Dove andranno?”. Uno di loro, Anthony, nigeriano, faceva il sagrestano in parrocchia. “Era bravissimo. E’ un dono che ci è stato tolto”.  La parrocchia seguiva due donne, una del Kenya e l’altra nigeriana, che si stavano preparando al battesimo. “Ora dovranno andare via”, dice il parroco, ricordando anche i tanti bambini del Cara coinvolti nei centri estivi all’oratorio di san Gabriele, “anche musulmani”. “Per noi è stata una grande occasione di scambio tra culture – osserva – ma c’è anche gente un po’ chiusa che non vedeva di buon occhio questa situazione”. Intanto alcuni parroci si interrogano su cosa fare: “Almeno due si dicono disponibili ad accoglierli se c’è bisogno”.

 

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