Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Salvati i 100 migranti su barcone in avaria nel Mediterraneo, riportati in Libia. Brexit, oggi il piano B

Mediterraneo: barcone in avaria, i 100 migranti portati il Libia

Dopo ore di angoscia, di appelli e di rimbalzi di responsabilità, nella serata di ieri si è sbloccata la situazione relativa al soccorso dei 100 migranti a bordo del barcone in avaria al largo della Libia, da dove era partito. Dopo le sollecitazioni arrivate da Palazzo Chigi, la Guardia costiera libica ha inviato un mercantile per assistere e riportare sulla terra ferma i migranti alla deriva a 60 miglia al largo di Misurata. II cargo Lady Sharm, battente bandiera della Sierra Leone, ha raggiunto l’imbarcazione e ha avviato il trasbordo delle persone che saranno portate a Misurata, in Libia. È stata così scongiurata quella che poteva essere la terza tragedia in pochi giorni nel Mediterraneo dove sono già morti annegati 170 migranti in due distinti naufragi.

Brexit: stamani la May presenta in Parlamento il piano B

Dopo la bocciatura dell’accordo sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea da parte del Parlamento britannico che le ha comunque rinnovato la fiducia e il weekend trascorso nella residenza di campagna dei Checkers con i ministri più fidati, la premier Theresa May presenterà oggi alla Camera dei Comuni un nuovo piano B per la Brexit. Ieri, la May ha spiegato ai ministri che per risolvere il problema del “backstop” il piano alternativo è quello di negoziare un trattato bilaterale con la Repubblica d’Irlanda bypassare l’Unione europea. È però difficile che la May riesca in pochi giorni – il nuovo piano verrà votato il 29 gennaio – ad ottenere quello che non è riuscita a raggiungere dopo due anni di trattative. Intanto l’opposizione al governo May sta preparando una mozione per chiedere il rinvio della data di uscita del Regno Unito dall’Unione europea, attualmente fissata per il prossimo 29 marzo. Ma da Downing Street si ricorda che il popolo britannico ha votato per la Brexit e i politici devono rispettare quella volontà.

Colombia: Eln rivendica responsabilità per l’autobomba alla scuola di polizia

Da subito i sospetti sulle responsabilità per l’attentato di giovedì scorso alla scuola di ufficiali di polizia di Bogotà, in Colombia, erano rivolti all’Eln, l’Esercito di liberazione nazionale. Ieri, nel giorno in cui nella cattedrale della città si è svolta una celebrazione per ricordare le vittime e in diverse città del Paese sudamericano si sono tenute proteste contro il terrorismo, il comando centrale del gruppo armato ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione dell’autobomba che ha causato la morte di 21 persone, compreso l’attentatore. In un tweet pubblicato ieri pomeriggio, il premier italiano Conte ha espresso vicinanza “al presidente Ivan Duque e al popolo colombiano. Siamo al loro fianco in occasione della marcia di oggi in ricordo dei giovani assassinati nell’attentato di giovedì alla Scuola di Polizia. È nostro dovere coordinare sforzi ed energie per sconfiggere il terrorismo”.

Grecia: scontri ad Atene contro il nuovo nome della Macedonia

Sono state migliaia le persone che ieri sono scese in piazza nel centro di Atene per la protesta nazionale contro l’accordo, siglato lo scorso giugno con Skopje, sul nuovo nome della Macedonia, che il Parlamento greco dovrà ratificare entro la prossima settimana. La manifestazione è sfociata in scontri e tafferugli tra poliziotti e diversi manifestanti con decine di feriti, anche tra le forze dell’ordine. Dalla folla sono stati lanciate pietre, sbarre, spranghe e bombe incendiarie contro le forze dell’ordine in tenuta antisommossa che hanno risposto con lacrimogeni. Per questa deriva della protesta, il governo greco accusare esponenti dell’estrema destra di Alba Dorata. Anche la Chiesa ortodossa aveva mobilitato migliaia di persone per una manifestazione che avrebbe dovuto essere pacifica. La richiesta è quella che non sia il Parlamento a decidere sul via libera all’accordo ma un referendum popolare.

Medio Oriente: alta tensione tra Israele e Siria

Non accenna a diminuire la tensione tra Israele e Siria, protagonisti nelle ultime ore di una serie di attacchi e risposte missilistiche. Israele ha ha annunciato di voler incrementare il livello del suo impegno militare contro l’Iran in Siria. Una novità assoluta, visto che finora Israele non aveva mai ammesso operazioni militari in Siria. Alle 1,29 ora israeliana la Difesa israeliana ha comunicato che “stiamo attaccando Forza Qods iraniana in Siria. La Israel Defence Force avverte le Forze armate siriane di non provare a colpire il territorio di Israele o le sue forze”. Le vittime sarebbero 11, tutti miliziani. Per tutta la giornata di ieri si sono rincorsi attacchi e repliche con lanci di missili iraniani e di risposte di razzi e missili siriani lanciati contro le alture del Golan occupato da Israele. L’esercito israeliano ha lanciato diversi missili contro presunti obiettivi militari iraniani in Siria, nelle vicinanze dell’aeroporto di Damasco perché, come ammesso dal premier Netanyahu, “la nostra politica è danneggiare l’arroccamento dell’Iran in Siria”. Le forze siriane hanno risposto all’attacco con le difese aeree che, secondo quanto riferito da una fonte militare di Damasco, hanno distrutto tutti i 9 missili prima che questi raggiungessero i target da colpire. Il raid israeliano è arrivato come reazione al lancio di un missile iraniano proveniente dal settore settentrionale delle alture del Golan – al confine tra Israele, Siria e Libano – che è stato intercettato dalle difese antimissilistiche israeliane.

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