Giornata pace: mons. Regattieri (Cesena-Sarsina), “il primo diritto di una persona è quello della vita”

“Il messaggio di pace di quest’anno sottolinea come spesso i bambini siano vittime della guerra. Il primo diritto che ha il bambino è quello della vita”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Regattieri, al termine della marcia che si è svolta a Cesena in occasione della 52ª Giornata mondiale della pace. Il vescovo ha ricordato che “quest’anno viviamo tre importanti ricorrenze che non vogliamo dimenticare”. Il riferimento è alla fine della Prima guerra mondiale (1915-1918), al 70° della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) e ai 60 anni della Dichiarazione dei diritti dei fanciulli varata dall’Onu nel 1959. Rispetto alla prima ricorrenza, mons. Regattieri ha osservato che “l’uomo non ha ancora capito che la guerra è sempre un danno, inutile perché non risolve i gravi problemi dell’uomo, anzi innesca ulteriore violenza e cattiveria: sempre”. “Il pensiero – ha sottolineato il vescovo – corre ai bambini vittime della guerra, ai bambini-soldato, ai bambini vittime della violenza e offesi in diversi modi nella loro dignità”.
Poi il passaggio dedicato alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e il richiamo alla “libertà religiosa” che “è uno dei diritti fondamentali dell’uomo perché si fonda sulla sua dignità”. “Il pensiero – ha evidenziato – va alla famiglia, alle famiglie cristiane, a tutte le famiglie, alle famiglie in crisi, a quelle soprattutto che sono costrette – come quella di Nazareth – a emigrare per dare ai figli un futuro dignitoso”.
Infine, riferendosi al “diritto alla vita” per ogni bambino sancito dalla Dichiarazione dei diritti dei fanciulli, le parole nette di mons. Regattieri: “noi riaffermiamo l’inviolabile dignità dei bambini concepiti nel grembo materno e riteniamo – con il Concilio Vaticano II – un abominevole delitto la loro soppressione”. “Avremo il coraggio finalmente di trarre tutte le conseguenze da questa chiara e coraggiosa affermazione della Chiesa?”, ha domandato il vescovo, per il quale “se così non fosse, non avrebbe alcun senso fare marce per la pace dichiarandoci promotori di pace”. “Se non poniamo a fondamento del nostro impegno – ecclesiale e civile – questa verità, cioè il rispetto della vita dal suo concepimento fino al suo naturale spegnimento, la società – ha concluso – vivrà sempre tempi dolorosi di smarrimento e non conoscerà – suo malgrado – quell’era di pace che gli angeli hanno profeticamente cantato sulla grotta: ‘Pace in terra agli uomini amati dal Signore’ (Lc 2, 14)”.

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