Giornata pace: mons. Lambiasi (Rimini), “non c’è pace senza silenzio, coraggio, accoglienza”

“Maria ci insegna che non c’è pace senza silenzio, senza coraggio, senza accoglienza”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio e la 52ª Giornata mondiale della pace. “Senza silenzio non c’è pace”, ha osservato il vescovo, spiegando che “non è solo il silenzio delle armi. È il silenzio della contemplazione, dell’invocazione ardente, dell’umile, docile ascolto della voce del Signore che si ripercuote nel tabernacolo della coscienza. Non è il silenzio della complicità, di una diplomatica neutralità, di una rassegnazione supina e rinunciataria”. Per Lambiasi, “in questa società agitata e convulsa, è indispensabile non farsi devastare l’anima dalla frenesia del ‘fare’. Occorre recuperare spazi abbondanti di silenzio, riconquistare oasi dissetanti per non finire scottati dagli ardori ad alta temperatura di quella smania compulsiva che ci fa accanitamente correre, competere, confliggere”. Il secondo messaggio di Maria, ha proseguito, è che “non c’è pace senza coraggio”. “Se è vero che la pace si costruisce sul solido piano-terra della giustizia, allora non basta salire sull’attico dei principi e osare l’audacia di annunciare il vangelo della dottrina sociale della Chiesa”. Per Lambiasi, “occorre anche scendere per strada e rischiare la tenacia di denunciare l’antivangelo delle ingiustizie sociali dei nostri giorni. Occorre anche sostenere la lotta delle ‘madri-coraggio’ per proteggere i figli abusati. Occorre anche condividere il sacrosanto carico di tante donne impegnate a battersi contro le violenze domestiche, che possono purtroppo arrivare fino allo scempio del corpo della donna con il raccapricciante fenomeno del femminicidio”. Infine, ha notato il vescovo, “alla scuola di Maria impariamo che non c’è pace senza accoglienza”. “Se accogliamo in noi il corpo eucaristico di Cristo – ha ammonito mons. Lambiasi –, non possiamo poi non accogliere le membra del suo corpo mistico nei nostri fratelli più poveri, quali gli immigrati, i profughi, i rifugiati”.

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