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Giornata pace: mons. Battaglia (Cerreto Sannita), "smilitarizziamo il linguaggio, ma non restiamo zitti di fronte a decreti disumani" | AgenSIR

Giornata pace: mons. Battaglia (Cerreto Sannita), “smilitarizziamo il linguaggio, ma non restiamo zitti di fronte a decreti disumani”

“Il cambiamento nasce dal basso, ma nasce prima ancora ‘da dentro’, dai cuori e dalle coscienze. Primo: le cose cambiano se le cambiamo insieme. Secondo: dobbiamo camminare non solo un giorno all’anno ma ogni giorno e ogni ora della nostra vita. Terzo: la pace presuppone la giustizia ma la giustizia oggi deve essere anche giustizia ambientale. Il sogno della pace cammina con le gambe di chi la costruisce giorno per giorno nell’accoglienza, nel dare voce a tutti i calpestati della storia, nella denuncia degli interessi economici che asserviscono gli Stati e le istituzioni pubbliche a vantaggio di pochi”. Lo ha detto mons. Domenico Battaglia, vescovo di Cerreto Sannita–Telese–Sant’Agata de’ Goti, in occasione della marcia della pace, che si è tenuta il 31 dicembre in cattedrale, per il cattivo tempo. Per il presule, “il primo passo è la solidarietà a tutti i livelli (tra famiglie, tra giovani e adulti, tra territori), che valorizza i rapporti sociali e si traduce in impegno personale e collettivo per il bene di tutti. Ma significa anche operare per assicurare il lavoro, diritto fondamentale per ciascuno, che ci porta a un nuovo sviluppo della promozione umana, che ci restituisce la nostra dignità. Impegniamoci, iniziando da coloro che fanno politica, per il bene comune, frutto anch’esso della solidarietà e del lavoro”. Ci sono guerre che non si combattono con altre armi, ma sempre di guerre si tratta. “Lì dove i diritti vengono calpestati, schiacciati, negati. La guerra è sempre sconfitta di ogni diritto. Non è pensabile che dalla guerra si generi un giusto diritto: avremo solo il diritto del più forte. E nulla è più pericoloso che confondere il diritto con la forza e con la popolarità. Significa – ha osservato il vescovo – agire per il benessere dei cittadini, favorire occasioni di confronto, in modo tale che essa riesca ad avvicinarsi sempre più ai bisogni della comunità. La pace sociale si raggiunge mettendo da parte ogni egoismo e mettendo i cittadini al primo posto. Smilitarizziamo il linguaggio. Ma non rimaniamo zitti davanti a decreti disumani. Restiamo umani. La politica può diventare davvero una forma eminente di carità e servire la pace se rispetta e promuove i diritti umani, costruisce cittadinanza, incoraggia i giovani. Si serve la causa della pace quando l’impegno appassionato dei politici sarà rivolto a che le città vengano allagate di giustizia, le case siano sommerse da fiumi di rettitudine, e le strade cedano sotto un’alluvione di solidarietà, secondo la parola del profeta Amos: fate in modo che il diritto scorra come acqua di sorgente, e la giustizia come un torrente sempre in piena”.

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