Anno nuovo: Monda (L’Osservatore Romano), “senza un riscatto della fraternità il mondo è squilibrato e schizofrenico”

“La parola con cui si apre il 2019 è quella lanciata dal Santo Padre nel suo discorso Urbi et Orbi il giorno di Natale: fraternità”. Una parola che indica la verità “alla base della visione cristiana dell’umanità”, imperniata “sull’armonia tra unità e diversità” secondo la quale “le nostre differenze non sono un danno o un pericolo” ma “una ricchezza”. Esordisce così Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, nell’editoriale del numero in edicola questo pomeriggio con la data di domani 3 gennaio. La fraternità, osserva, “non è un ideale astratto”, ma “un’esperienza concreta che tutti conosciamo grazie a quella realtà, avvincente e drammatica, che è la famiglia”. Di qui il richiamo al realismo di Francesco e della Bibbia con le sue “storie di fratelli non certo esemplari”, ma poi, chiosa Monda, “c’è Gesù, l’Unigenito che diventa Primogenito e si fa fratello di tutti gli uomini” invitandoci “ad amarci come fratelli, figli tutti dell’unico Padre”.
Eppure, ricorda il direttore del quotidiano della Santa Sede, la modernità “ha ucciso il padre”, e “delle grandi idee della rivoluzione francese è proprio la fraternité a essere quella più trascurata”. “C’è bisogno di un riscatto della fraternità – avverte – perché l’Occidente negli ultimi due secoli ha premuto sull’acceleratore della libertà e dell’eguaglianza ma senza la ‘barra al centro’ della fraternità il risultato è stato quello di un mondo squilibrato, schizofrenico”, schiacciato fra due opposti –  “l’egualitarismo” e “il liberismo” – che “finiscono per coincidere”. Manca insomma “quella concretezza che solo la fraternità poteva trasmettere alle due idee di eguaglianza e libertà che, una volta sganciate dalla fraternità, sono come impazzite creando i dissesti in cui ancora oggi si dibatte l’Occidente”. Di qui, a conclusione, il monito di Francesco: “Senza la fraternità che Gesù Cristo ci ha donato, i nostri sforzi per un mondo più giusto hanno il fiato corto, e anche i migliori progetti rischiano di diventare strutture senz’anima”.

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