Antisemitismo: Di Segni (Ucei), “non è un fenomeno del passato, oggi è ancora più forte. Preoccupati dal ritorno di violenza e odio antirazziale”

“L’antisemitismo non è un fenomeno del passato. Oggi è ancora più forte e al di là dei fenomeni connessi al terrorismo e radicalismo islamico a noi preoccupa, pur apprezzando immensamente l’indefesso lavoro delle forze dell’ordine di ogni grado, il riemergere forte e distinto di gruppi di estrema destra, della violenza e odio razziale, dai campi di calcio alle aule universitarie, che con la leva della rete attecchisce e si diffonde, uccide con le parole ma anche con le armi”. Lo ha affermato questa mattina Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, in occasione della visita del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Tempio Maggiore di Roma.
Di Segni ha ricordato che “stiamo celebrando in questi giorni, e culminerà con il giorno 27, il ricordo della Shoah e dei sei milioni di ebrei uccisi con un disegno di sterminio che non ha uguali”. “Ma la Shoah – ha proseguito – non inizia e non finisce con Auschwitz, non inizia e non finisce con le responsabilità del popolo tedesco e dei nazisti, non è solo una questione ebraica. Ha origini che affondano nel millenario antisemitismo, nelle leggi del ’38 e ancora oggi vi è offesa se il negazionismo non è degnamente affrontato in ogni sede istituzionale; la Shoah nel suo insieme ha i suoi responsabili anche qui in Italia per quanto fatto dal fascismo con tutti gli atti legislativi e amministrativi che a quelle precise volontà diedero esecuzione e con tutti i comportamenti inerti di chi restava indifferente”. “Su queste – ha notato la presidente dell’Ucei – negli ultimi ottant’anni andava e va fatta una seria e responsabile riflessione”.
Di Segni ha poi aggiunto che “abbiamo in tutte le fasi dal dopoguerra ad oggi sempre rafforzato la cooperazione e i rapporti tra istituzioni ebraiche e lo Stato italiano, con le istituzioni culturali e accademiche e gli enti locali di riferimento, per andare oltre alla logica di tutela di una minoranza religiosa ed essere un interlocutore – non un protestatore – partecipe ai processi di crescita, di elaborazione di modelli educativi, di studio e di scuola, per affrontare le più difficili sfide, come oggi quella dell’immigrazione, sulla base dei valori ebraici, primo fra tutti il rispetto della vita e dignità umana”.

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