Terra Santa: mons. Cetoloni (Grosseto), “conflitto, radice malata di questa terra”

(Haifa) “Il conflitto, i rifugiati e i profughi, il tema del diritto e dell’autodeterminazione sono questioni storiche, antiche e mai risolte. Finché non si troveranno delle soluzioni queste resteranno delle radici malate destinate a segnare ancora per molto la vita di questa terra”. Lo ha detto al Sir mons. Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto, rappresentante della Conferenza episcopale italiana all’Holy Land Coordination (Hlc) 2019, che oggi ha chiuso ad Haifa il suo pellegrinaggio annuale di solidarietà. Dal 12 gennaio i vescovi dell’Hlc provenienti da Usa, Canada, Ue e Sud Africa hanno fatto tappa a Gerusalemme, Haifa e Jenin passando per il villaggio cristiano di Zababdeh, incontrando, tra gli altri mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, il nunzio apostolico, mons. Leopoldo Girelli, le comunità locali, leader religiosi islamici, ebrei, drusi e bahai, confrontandosi con esponenti politici e docenti universitari. Tema del pellegrinaggio: “Cristiani in Israele, sfide e opportunità”. “Questi giorni in Terra Santa – ha affermato il vescovo, tracciando un bilancio del pellegrinaggio – hanno confermato come sia importante avere un contatto diretto e ripetuto per conoscere meglio le situazioni sul terreno e un confronto diretto con chi ci vive”.
Altro punto evidenziato da mons. Cetoloni è “la crescita da parte dei cristiani, sia della Cisgiordania sia di Israele, di una presa di coscienza delle sfide che sono chiamati ad affrontare senza più adeguarsi alle situazioni o nella sterile attesa di un sostegno esterno. Il rischio che si corre, altrimenti, è quello di limitarsi a sopravvivere senza crescere”. “Ciò che abbiamo visto in questo pellegrinaggio – spiega il vescovo – sono anche tante opportunità che provocano e invitano le comunità cristiane locali a riscoprire le loro scelte e le loro radici cristiane”. Opportunità che stimolano anche le cosiddette Chiese sorelle sparse nel mondo e che giungono pellegrine in Terra Santa. “Abbiamo verificato come da qualche anno, ormai, sia in atto una sorta di superamento, da parte nostra, della mentalità di benefattori. Questo – dichiara mons. Cetoloni – è reso possibile anche dal confronto sui progetti da realizzare con i cristiani locali resi protagonisti e non più semplici destinatari dell’aiuto”. Un ruolo importante in questa direzione lo rivestono “la formazione e l’istruzione. Una classe viva e preparata di ispirazione cristiana può essere un buon seme per favorire dialogo e relazioni tra le diverse componenti etniche e religiose presenti in Terra Santa”. Ultimo punto sottolineato da mons. Cetoloni è il pellegrinaggio, uno degli elementi costitutivi dell’Holy Land Coordination. “Anche i pellegrini sono chiamati ad avere un contatto diretto e ripetuto con le pietre vive di Terra Santa. Vedere direttamente e, una volta tornati a casa, aiutare a far conoscere quanto accade in questo lembo di terra benedetta può servire a costruire canali di pace e a superare le visioni contrapposte che allontanano dal dialogo”.

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