Luigi Sturzo: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), esperienza partito popolare “antidoto a populismo” permette a “mondo cattolico di ritrovarsi per nuova stagione politica”

In un tempo politico in cui l’arroganza del potere sfida i diritti e i doveri riconosciuti dalla legge, l’esperienza politica di 100 anni fa permette al mondo cattolico di ritrovarsi “in questa grave ora” per essere “uniti insieme” come “voce dei deboli, garante dei diritti, alter­nativa alla società dei consumi e protagonista” di un “umanesimo co­munale” da cui selezionare “una nuova classe dirigente per una nuova stagione politica”.  Ne è convinto p. Francesco Occhetta che, nel quaderno n. 4046 de “La Civiltà Cattolica” in uscita sabato 19 gennaio, analizza l’eredità dell'”Appello ai liberi e forti” di don Luigi Sturzo, fondatore il 18 gennaio 1919 a Roma del Partito popolare italiano. Un partito che “ha rappresentato una sorta di stella polare per i cattolici impegnati in politica, sebbene sia stato volutamente strumentalizzato da alcune forze politiche”. L’Appello venne diffuso a Grande guerra appena conclusa, mentre l’Italia stava piangendo circa 600.000 caduti e curando quasi un milione di feriti. La vita media della popolazione – circa 37 milioni di persone – non superava i 31 anni per gli uomini e i 32 anni per le donne, mentre l’analfabetismo toccava punte del 70% della popola­zione in regioni come Basilicata e Calabria.
“Le politiche liberali e conservatrici del Governo – osserva Occhetta – avevano colpito il ceto medio e privato di qualsiasi riferimento politico l’elettorato cattolico, ancora condizionato dal non expedit della Chiesa, che gli impediva l’impegno diretto in politica. In quel particolare contesto storico, il colpo d’ala di Sturzo fu quello di creare un partito laico, democratico e di ispirazione cri­stiana, con una precisa piattaforma programmatica: difesa della fa­miglia e libertà di insegnamento, lavoro inteso come diritto e re­ferendum locali, centralità delle autonomie territoriali e forme di previdenza sociale, rappresentanza proporzionale e voto alle donne, libertà della Chiesa e costruzione di un ordine mondiale nuovo”. Oggi, secondo il gesuita, “rimane l’eredità di un partito riformatore, interclassista e aconfessionale, un partito ‘popolare’ – antidoto a ogni populismo – basato sulla mediazione politica, il riformismo, l’iniziativa privata e la centralità delle autonomie locali”. Secondo Sturzo, “la politica non guasta, ma rivela gli uomini”. Dai suoi scritti emerge che “tra le cause del fascismo ci sono state proprio la debolezza della classe politica, la corruzione, la statalizzazione e la mortificazione dei princìpi di sussidiarietà e di solidarietà”.

 

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