Diocesi: mons. Corazza e Consiglio pastorale (Forlì-Bertinoro), “rispondiamo alla paura con la fraternità”

“Rispondiamo alla paura con la fraternità”. È l’appello del vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Livio Corazza, e dei membri del Consiglio pastorale diocesano, riuniti ieri sotto la presidenza del vescovo, che nasce dalla “profonda preoccupazione e disagio per l’acuirsi di toni e atteggiamenti discriminatori e intolleranti nei rapporti interpersonali e sociali, che inquinano le relazioni in tante parti del mondo e anche nelle nostre popolazioni”.
La preoccupazione, si legge in una nota diffusa oggi dalla diocesi, riguarda “il dilagante individualismo egoista, l’esclusione e l’emarginazione di ogni diversità, gli slogan urlati e violenti che ostacolano la ricerca di soluzioni condivise e ragionevoli per una società inclusiva e solidale”. Eppure, “la storia ce lo insegna: l’esclusione dei profughi a prescindere, lo scarto dei poveri, il disprezzo dei deboli, i muri innalzati per un distorto concetto di sicurezza sono il germe che avvelena un’intera società e la rende disumana, senza andare alla radice delle cause che hanno generato ingiustizie e diseguaglianza nella distribuzione delle ricchezze”.
Inoltre, “la dignità della persona va sempre riconosciuta e rispettata come ricchezza nativa e inalienabile di ciascuno e questo è garanzia indispensabile per un autentico bene comune. Negare la dignità umana a qualcuno è sempre l’inizio di una catena di sopraffazioni che minano alle fondamenta ogni vera democrazia e la serena convivenza sociale”.
Il Consiglio pastorale diocesano, insieme con il vescovo, fa appello “a tutte le comunità cristiane, agli uomini e alle donne di buona volontà, perché non vengano meno nel testimoniare e nell’educare a riconoscere il Signore Gesù presente in ogni fratello, soprattutto nei più deboli; nel vigilare perché ogni persona sia salvaguardata nei suoi diritti e responsabilizzata riguardo ai doveri; nel promuovere un’accoglienza generosa e prudente che punti allo sviluppo della persona nella sua totalità; nel curare relazioni costruttive e di prossimità vera con tutti”.
Senza dimenticare che, “per credenti e non credenti, la Costituzione italiana è il fondamento della nostra convivenza civile libera e responsabile; disattenderla significa mettere in pericolo il futuro della nostra Italia”. Di qui l’auspicio che “in un sussulto di umanità ritrovata ogni persona e soprattutto ogni cristiano riconosca nell’altro, in ogni altro, un fratello da amare in Cristo Gesù”.

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