Dialogo ebraico-cattolico: Skorka (rabbino), “la presenza del Creatore deve essere cercata dall’uomo giorno per giorno”

“La presenza del Creatore deve essere cercata dall’uomo giorno per giorno, momento per momento. È molto più di un concetto o un’idea”. Lo scrive il rabbino Abraham Skorka, nella prefazione a “La Bibbia dell’Amicizia. Brani della Torah/Pentateuco commentati da ebrei e cristiani”, volume a cura di Marco Cassuto Morselli e Giulio Michelini, pubblicato oggi dalla San Paolo in occasione della 30ª Giornata del dialogo ebraico-cattolico. Skorka ricorda che “la presenza di Dio va cercata nell’esistenza stessa, nei sottili messaggi che ci offre la natura e nella ricerca di se stessi e del prossimo”. Il rabbino argentino sottolinea come Papa Francesco – anch’egli autore di una prefazione del nuovo volume – “nella sua vita ha sviluppato questa visione nel suo particolare e specifico dialogo con Dio e con il popolo. Dalla sua posizione, fondata sulla fede in Cristo, ritiene che l’interpretazione dei testi biblici da parte degli studiosi ebrei più che portare a una contrapposizione serva a chiarire e comprendere con più profondità i testi stessi”. “La teologia di Francesco è fortemente pragmatica – aggiunge –. La religiosità, nella sua visione che condivido, non può essere confinata essenzialmente alle accademie, alla meditazione e alla elevazione spirituale. Queste servono per la formazione del ‘carburante’ con il quale deve essere illuminata la vita del semplice individuo nel suo quotidiano lottare per vivere con dignità. Si studia la vita per sapere come operare nella vita”. Nella “Bibbia dell’amicizia”, il rabbino Skorda vede i segni di “un dialogo fortemente empatico, che ha spianato la strada, un dialogo che ha permesso a ognuna delle parti di condividere un riflesso di se stesso nell’altro”. “La Bibbia – sottolinea – deve essere letta per ispirare i suoi lettori a delineare il proprio presente e a progettare il futuro. Le esegesi che ci legano alle generazioni passate permettono una sua comprensione profonda, ma allo stesso tempo sono testimonianze di letture dei tempi passati. La nuova esegesi, insieme a quella accademica, deve presentare la visione esistenziale del presente e dare modelli proiettivi per il futuro”. Il tutto attraverso “una lingua di comprensione universale – conclude – che serva, a sua volta, come una delle basi nella costruzione di una realtà migliore”.

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