Cristiani perseguitati: Porte Aperte, nel 2018 sono “3.150 arrestati, condannati e detenuti senza processo, poco meno del doppio del 2017”

Nigeria, culto in una chiesa parzialmente bruciata dai musulmani in un quartiere di Jos

A proposito di incarceramenti, nel 2018 sono “3.150 cristiani arrestati, condannati e detenuti senza processo, poco meno del doppio del 2017”. È uno dei dati contenuti nella World watch list 2019 (Wwl), la nuova lista dei primi 50 Paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo, pubblicata ieri da Porte Aperte, ma diffusa oggi in una nota. “Questi – avverte Porte Aperte – sono dati di partenza verificati, dunque il sommerso, sia nell’ambito degli assassini sia degli incarceramenti, potrebbe aumentarli di molto”. Sono invece “1.847 le chiese (ed edifici cristiani direttamente collegati ad esse) attaccati nello stesso periodo”. Continua “l’involuzione della situazione in Asia, dove includendo il Medio Oriente addirittura 1 cristiano ogni 3 è definibile perseguitato”. Ad accelerare questo processo “è il peggioramento della situazione in Cina, risalita al 27° e al primo posto per incarceramenti di cristiani, e in India, la quale dall’ascesa al potere del primo ministro Modi è stata scenario di un costante aggravamento della condizione dei cristiani, fino ad entrare nella top 10 della Wwl 2019”. Anche “in tutto il vicino Nord Africa peggiora la condizione dei cristiani: oltre alla Libia, allarmano le chiusure di chiese in Algeria (22°), gli episodi di violenza in Egitto (16°), il malcontento generale in Tunisia (37°) e la ricomparsa del Marocco (35°, mentre era uscito dalla Wwlist nel 2014). Rimangono preoccupanti le situazioni in Medio Oriente (in particolare in Siria 11°), nella Penisola Araba (soprattutto nello Yemen 8°) e nel Corno d’Africa, dove l’accordo Etiopia-Eritrea per ora non ha migliorato la condizione dei cristiani in Eritrea (7°)”. Non passa di certo inosservata “la ricomparsa della Federazione Russa (41°), per motivi collegati a leggi sulla libertà religiosa sempre più restrittive e certamente agli attacchi di chiese avvenuti in Dagestan e Cecenia”. In alcuni Paesi dell’Asia Centrale, lo Stato “tenta deliberatamente di ridurre lo spazio in cui la società civile può operare”. In relazione alla libertà di culto dei cristiani, “questa attitudine prende regolarmente la forma di raid nelle chiese e tentativi di impedire ai cristiani di riunirsi”. “È anche per questo motivo che l’Uzbekistan (17°) e il Turkmenistan (23°) ottengono punteggi elevati nella sfera della persecuzione nella ‘vita di chiesa’”. L’oppressione islamica continua ad essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani, ma l’ascesa del nazionalismo religioso, con le 2 connotazioni induista in India e buddista in stati come il Myanmar, si presenta come prorompente fonte di discriminazione anti-cristiana (e di altre minoranze). La recrudescenza dell’opposizione comunista/post-comunista in nazioni come Cina e Vietnam conclude il quadro delle maggiori fonti di persecuzione, anche se degni di nota rimangono Messico (39°) e Colombia (47°), nazioni cristiane dove “l’intolleranza arriva soprattutto quando i leader delle Chiese sfidano la corruzione e i cartelli della droga e nelle aree rurali per ragioni connesse all’antagonismo tribale”.

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