Brasile: Pastorale della Terra, nel Nordest l’espropriazione dei piccoli agricoltori aumentata del 65% nel 2018

Il 2018 in Brasile è stato un anno molto triste per i piccoli lavoratori della terra, anche se il 2019, con le recenti decisioni già prese dal nuovo presidente Bolsonaro, rischia di essere ancora peggiore. Dati preoccupanti arrivano dalla Commissione per la pastorale della terra della zona Nordest del Paese. Nel rapporto pubblicato sul sito della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, si legge che nell’ultimo anno “l’indice delle famiglie sfrattate è stato superiore del 65% rispetto all’anno precedente e le risorse stanziate per la riforma agraria e le politiche pubbliche per il settore hanno raggiunto il livello di soffocamento”.
I proprietari privati “si sono sentiti autorizzati a promuovere il terrore nelle campagne e sono stati coinvolti nell’81% dei conflitti per la terra e per l’acqua”.
La legge di riforma agraria, “diritto per la società brasiliana e obbligo per lo Stato”, è stata praticamente annullata nel 2018. Il numero di nuove famiglie che si sono stabilite nei territori agricoli si è ridotto praticamente a zero per il timore del Governo.
La Commissione per la Pastorale della terra si dice preoccupata per lo svuotamento della riforma agraria, per la criminalizzazione dei movimenti sociali e per la crescita dei conflitti agrari, che colpiscono nella maggior parte dei casi comunità indigene e tradizionali (sono il 64% delle vittime dei conflitti).
Il rapporto cita numerosi esempi di attacchi, incendi ed espropri agli accampamenti e agli insediamenti dei “senza terra” negli stati del Nordest e in particolare nel Rio Grande do Norte e nel Pernambuco.
Per quanto riguarda il futuro, c’è preoccupazione per l’approvazione del disegno di legge, dato per imminente, che consente la vendita dei terreni a proprietari e capitali stranieri.

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