Papa Francesco: udienza, nella parola “Abbà” è “registrata la voce di Gesù”

foto SIR/Marco Calvarese

“Nella prima parola del Padre nostro troviamo subito la radicale novità della preghiera cristiana”, condensata in una parola: “Abbà, Padre, papà, babbo”. Lo ha spiegato il Papa, che proseguendo le catechesi sul Padre nostro ha fatto notare che nel Nuovo Testamento “la preghiera sembra voler arrivare all’essenziale, fino a concentrarsi in una sola parola: Abbà, Padre”. Nella catechesi dell’udienza di oggi, Francesco ha citato la lettera di san Paolo ai Romani: “Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà! Padre!”. In questa “invocazione”, che ritorna anche nella lettera ai Galati, “si condensa tutta la novità del Vangelo”. “Dopo aver conosciuto Gesù e ascoltato la sua predicazione – ha osservato il Papa – il cristiano non considera più Dio come un tiranno da temere, non ne ha più paura ma sente fiorire nel suo cuore la fiducia in Lui: può parlare con il Creatore chiamandolo ‘Padre’”. “L’espressione è talmente importante per i cristiani che spesso si è conservata intatta nella sua forma originaria”, ha sottolineato Francesco: “Paolo la conserva intatta: Abbà”. “È raro che nel Nuovo Testamento le espressioni aramaiche non vengano tradotte in greco”, ha commentato: “Dobbiamo immaginare che in queste parole aramaiche sia rimasta come ‘registrata’ la voce di Gesù stesso. Hanno rispettato l’idioma di Gesù”.

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