Mario Ottoboni: Ramonda (Apg23), “è stato un maestro di redenzione”

“A Mario Ottoboni va il nostro grazie, per il suo impegno nelle carceri brasiliane e per l’ideazione di un metodo — quello delle carceri Apac — che è riconosciuto dall’Onu come migliore strumento rieducativo dei detenuti a livello mondiale. Siamo certi che dal cielo continuerà a lavorare a favore del popolo dei quasi 10 milioni di detenuti di tutto il mondo, perché possano vivere in luoghi di recupero sociale ed umano, piuttosto che di punizione o di vendetta”. Così Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), commenta la morte di Mario Ottoboni, fondatore nel 1972 delle Associazioni di protezione e assistenza dei condannati (Apac). “Negli Apac – spiega Ramonda – la recidiva scende dall’80% delle carceri tradizionali al 10%. Nell’equivalente delle Cec (Comunità educanti con i carcerati), 7 in Italia e 2 in Camerun, affiliate alle Apac dal 2016, la nostra sperimentazione ha portato la recidiva al 15%”. “Vuol dire che – sottolinea il presidente di Apg23 – all’uscita delle carceri tradizionali 8 persone su 10 tornano a delinquere, con pericolose conseguenze di sicurezza, ma che questo problema può essere risolto”.
“Ottoboni – evidenzia Ramonda – è stato un maestro di redenzione; dopo un importante cammino di conversione ha chiesto ed ottenuto di andare a vivere nelle carceri brasiliane, condividendo la cella con gli altri detenuti. La sua forza è stata quella di aver saputo raccogliere attorno a sé un gruppo di volontari, giuristi e magistrati, che ha portato alla creazione delle Apac, modello che oggi è sperimentato in 23 paesi del mondo”.

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