Terra Santa: Abunassar (Aocts), legge Israele Stato Nazione “renderà gli arabi e i non arabi più vulnerabili”

(Haifa) “Influenzerà la vita di tutti, renderà gli ebrei più arroganti e tutti gli altri non ebrei, arabi e non arabi, più fragili, vulnerabili e timorosi”. Così Wadie Abunassar, portavoce dell’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa (Aocts), commenta al Sir la legge sullo Stato della Nazione, approvata dalla Knesset, il Parlamento israeliano il 19 luglio dello scorso anno. Parlando ieri ad Haifa a margine di un incontro con i vescovi dell’Holy Land Coordination (Usa, Canada, Ue e Sud Africa), in questi giorni in Terra Santa per il tradizionale pellegrinaggio di solidarietà, Abunassar ribadisce il giudizio negativo espresso già dall’Aocts che aveva definito la legge “un duro colpo” ai valori di uguaglianza, giustizia e democrazia contenuti nella “Legge fondamentale” del 1991, “Human Dignity and Liberty” (dignità umana e libertà) poiché “fornisce una base costituzionale e legale per la discriminazione tra i cittadini israeliani, stabilendo chiaramente i principi in base ai quali i cittadini ebrei devono essere privilegiati rispetto agli altri cittadini”. “I cristiani di Terra Santa non chiedono di essere trattati meglio degli altri, o avere dei privilegi – chiarisce Abunassar – ma non accettano di avere meno degli altri. Vogliamo essere trattati con uguaglianza. Non credo sia utile per lo Stato israeliano avere divisioni al suo interno. Queste, infatti, possono trasformare ogni minimo problema in un’esplosione”. Nel corso dell’incontro con i vescovi Abunassar ha parlato dei cristiani in Israele evidenziando la sfida principale che sono chiamati ad affrontare: “Essere saggi costruttori di ponti per convivere al meglio con ebrei e musulmani”. “I nostri valori sono ben noti – ha spiegato il portavoce – ma allo stesso tempo anche noi cristiani dobbiamo conoscere i valori delle altre fedi e rispettarli. Spesso non ci comportiamo da veri cristiani e questo provoca il mancato rispetto da parte dei credenti delle altre religioni. Siamo chiamati ad essere sale della terra e se non testimoniamo i nostri valori cristiani non daremo sapore al mondo”. Abunassar ha poi puntato l’indice contro “un certo atteggiamento di pigrizia” diffuso tra i cristiani locali rei, a suo dire, di “dipendere quasi esclusivamente dagli aiuti provenienti da Chiese e benefattori occidentali”. Per il portavoce “sarebbe molto più vantaggioso e fruttuoso per i cristiani locali stimolare investimenti e partnership dall’estero che diano possibilità di sviluppo concreto e duraturo. Viviamo in un tempo di transizione difficile nel quale dobbiamo seminare i nostri valori, confrontarci con chi ci governa come fanno gli altri fedeli. Non credo – conclude – che vedremo subito i risultati ma questo significa lavorare per chi verrà dopo di noi, per i nostri figli e nipoti”.

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