Politica: p. Costa (Aggiornamenti sociali), “occorrono soggetti liberi e forti” per elaborare “qualcosa di alternativo alla retorica oggi dominante”

“Occorrono soggetti politici “liberi e forti” che elaborino proposte per qualcosa che risulti chiaramente alternativo e capace di coagulare il consenso dei molti che non si riconoscono nella retorica politica oggi dominante”. Lo scrive padre Giacomo Costa, direttore di Aggiornamenti sociali nel numero di gennaio in uscita in questi giorni. Nella sua riflessione, dedicata al centenario dell’appello elaborato da don Luigi Sturzo, che condusse alla fondazione del Partito popolare italiano, p. Costa ne evidenzia la “carica dinamizzante” e l’“attenzione a costruire ponti e a tessere relazioni”. Da questo punto di vista “si differenzia radicalmente da molte altre proposte, anche dei giorni nostri, che in modi diversi si richiamano a una ispirazione popolare, ma per marcare differenze identitarie, frammentando la società anziché unirla in un soggetto collettivo”. P. Costa mette a fuoco il significato di concetti quali “libertà” e “forza”. “Ciò che innanzi tutto qualifica i ‘liberi’ – scrive – è il senso del dovere di cooperare e la capacità di agire senza pregiudizi né preconcetti”. E questo collaborando “per il bene comune superando tutte le appartenenze, non solo quelle confessionali”. Primo frutto di questa libertà, prosegue l’editoriale, “è la promozione dell’uguaglianza. La libertà, se non è disponibile a tutti, è oppressione degli uni sugli altri e odioso privilegio”. Da una corretta concezione della libertà deriva anche il giusto criterio per esercitare autorità e potere. “I ‘liberi e forti’ sanno riconoscere i propri limiti e aprire spazi perché i singoli e i gruppi possano crescere grazie a una progressiva assunzione di responsabilità nella costruzione del bene comune. L’autorità così concepita non coincide col potere. Il potere può prescindere dal consenso o cercare di carpirlo; il potere si presta a essere abusato, seduce ed è sedotto”. Alla nozione di “forza” si riallaccia lo stile dell’agire politico. “È una concezione mutilata della politica – scrive p. Costa – quella che si basa sulla rivendicazione dei diritti e sulla conquista del potere, ma dimentica l’esercizio di un’autentica mediazione sociale”, finendo per sfociare in null’altro che “la violenza distruttiva di chi non ha altri modi per farsi ascoltare”. Guardando all’Europa, nella prospettiva dell’appello di don Sturzo, essa dovrebbe essere “capace di articolare autorevolmente unità e rispetto delle differenze, senza obbligare tutti a marciare con lo stesso passo, ma senza nemmeno concedere a nessuno diritti di veto più o meno mascherati. Questa Europa potrà allora chiedere ai singoli Paesi che la compongono di essere a loro volta ‘liberi e forti’, cioè di rinunciare a interpretare la sovranità di cui dispongono in modo autoreferenziale”.

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