Minori: indagine Moige, il 65% degli esercenti non verifica l’età dei ragazzi a cui vende alcolici e tabacco

Il 65% dei rivenditori non controlla l’età dei ragazzi a cui vende alcolici e sigarette. Lo denuncia l’indagine “Venduti ai minori”, realizzata dal Moige e condotta su un campione di 1.388 soggetti, di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, provenienti per il 30% dal Centro Italia, per il 21% dal Nord (21%) e per il 49% dal Sud. Dalla ricerca, curata da Tonino Cantelmi dell’Università Europea di Roma, emerge che i giovani acquistano alcolici principalmente nei pub o nelle discoteche (41,5%) e nei bar (23%), e che non c’è da parte dei rivenditori una particolare attenzione al rispetto della normativa vigente di tutela dei minori: se il 65% degli esercenti non controlla l’età dei ragazzi, il 38%, anche quando la verifica, non si rifiuta di fornire loro bevande alcoliche. Inoltre, aggiunge il Rapporto, “sembrerebbe che, nel 52% dei casi, i commercianti abbiano continuato a vendere alcolici nonostante il visibile stato di ubriachezza degli under18”. Lo stesso vale per la vendita del tabacco: nel 63% dei casi non è stato controllato il documento. Secondo i dati raccolti, il 45% dei venditori non si è rifiutato di vendere sigarette, nonostante avesse accertato la minore età dell’acquirente. Riguardo alla vendita con i distributori automatici, il campione intervistato sostiene di aver aggirato il problema della verifica dell’età tramite tessera sanitaria chiedendo ad un amico più grande (66%) o utilizzando la tessera di un genitore o un fratello (19%). “Un preoccupante 15% – segnala l’indagine – dichiara che la verifica non era attiva, configurando quindi il macchinario come illegale”.

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