Migranti: Gatti (Open arms), “abbiamo fatto ricorso contro il blocco della nave a Barcellona. Senza navi Ong molti più morti ma non si saprà”

Dopo il provvedimento della Capitaneria di porto che ha bloccato la nave di Open arms a Barcellona “abbiamo fatto ricorso e ribadito che fermare noi è come fermare le ambulanze perché gli ospedali non vogliono più ricoveri. Due anni fa nel Mediterraneo eravamo 9 Ong con 12 navi. Ora siamo solo 3, con tanti problemi. L’obiettivo è far sparire tutti dal Mediterraneo centrale. Senza le navi delle Ong ci saranno molti più morti ma non si saprà”: lo ha detto oggi a Roma Riccardo Gatti, capo missione di Open Arms, durante la conferenza stampa di Sea Watch, Open Arms e Chiese evangeliche (Fcei) sulla politica europea nel Mediterraneo. Alla nave di Open arms è stato impedito in questi giorni di ripartire per la missione di salvataggio nel Mediterraneo centrale, prevista l’8 gennaio. “Ci sorprende sapere che accusano noi di violare le normative perché le persone non vengono soccorse e sbarcate nel minor tempo possibile – ha precisato Gatti -. Ma tutti sanno che noi siamo costretti a prolungare il tempo in mare delle persone salvate. La responsabilità di tutto ciò va cercata nei comportamenti illeciti dei governi, prima di tutto Malta e Italia. Perché se non ci danno un porto di sbarco è inevitabile stare almeno 6/8 giorni in mare prima di arrivare in Spagna”. Dal momento del ricorso bisognerà aspettare 30 giorni: “Intanto siamo in attesa di una interlocuzione con il governo spagnolo per capire come sbloccare la situazione”. “Purtroppo – ha sottolineato – è la stessa dinamica che va avanti da due anni: far apparire la migrazione come uno dei peggiori mali di questi anni, con l’obiettivo di far sparire dal Mediterraneo testimoni scomodi”. La notizia di oggi, della bimba di 4 anni morta durante un naufragio nel mar Egeo, “ci fa molto male – ha concluso -. Perché io so cosa succede in mare e so com’è facile evitare queste tragedie”.

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