Leonardo da Vinci: card. Ravasi (Santa Sede), “in una sua professione di fede s’incrociano amore e timore”

“Come scienziato, Leonardo studia le leggi che regolano la materia; ma come artista cerca di cogliere l’intimo vibrare dell’anima che vivifica la materia”. Lo scrive il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, nell’editoriale dell’ultimo numero di Vita e pensiero, la rivista dell’Università Cattolica, dedicato ai 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Il porporato presenta una riflessione sul rapporto dello scienziato con la religione. La sua visione era di stampo panteistico naturalistico, con una pratica religiosa tradizionale e comune. “La frammentarietà e l’ecletticità dei suoi scritti rendono impossibile l’elaborazione di una visione unitaria in questo ambito che era da lui poco trattato rispetto ai temi scientifici o artistici che dominavano la sua ricerca”, secondo il cardinale. A suo avviso, proprio per questo motivo ogni particolare filosofico-teologico delle sue annotazioni è stato soggetto a “interpretazioni antitetiche e ipotetiche”. Una tra quelle indicate è la rappresentazione che ne propose Giorgio Vasari. “Il racconto della morte pia, pur avendo un suo fondamento per la ragione dell’adesione alla fede comune, ha un aspetto celebrativo”. Ma il card. Ravasi ricorda “una delle rare professioni di fede orante che egli ci ha lasciato”, dove “amore e timore s’incrociano in forma lapidaria”.

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