Terra Santa: mons. Girelli (nunzio), “pellegrinaggi opportunità per cristiani locali”

(Gerusalemme) “In mezzo alle tante sfide da affrontare qui in Terra Santa, i pellegrinaggi rappresentano una grande opportunità per la comunità cristiana locale”. Lo ha detto al Sir mons. Leopoldo Girelli, nunzio apostolico in Israele e a Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, parlando a margine dell’incontro dell’Holy Land Coordination (Hlc) che si è aperto nella serata di sabato 12 gennaio, a Gerusalemme. L’Hlc, costituito quest’anno da 16 vescovi delegati provenienti da Europa, Usa, Canada e Sud-Africa, ha lo scopo di visitare e sostenere le comunità cristiane locali di Terra Santa e per questo motivo, ogni anno a gennaio, compie un pellegrinaggio di solidarietà. Quest’anno i vescovi si muoveranno tra Gerusalemme, Haifa e alcuni villaggi cristiani in Cisgiordania e Israele. Commentando i dati del ministero del Turismo relativi al 2018 che parlano di 4.120.800 turisti arrivati in Israele, in aumento del 14% rispetto al 2017 e del 42% rispetto al 2016, l’arcivescovo ha espresso soddisfazione per questa “presenza molto importante per la comunità cristiana locale. Ma i pellegrinaggi – ha aggiunto – sono anche l’occasione per vedere come i cristiani, nonostante le divisioni, siano tutti uniti nell’entrare al Sepolcro a pregare”. La presenza di pellegrini cristiani, secondo le statistiche ufficiali, si attesta al “61% di tutti i turisti, il 22% ebrei, il 12,1% non riferito a nessuna confessione, l’1,8% musulmano, lo 0,6% buddista, lo 0,5% indù e lo 0,1% appartenente alla religione Bahai”. Alla fine del 2018 i primi sette paesi di crescita del turismo verso Israele sono risultati: gli Stati Uniti (897.100), la Francia (346.000), la Russia (316.000), la Germania (262.500), il Regno Unito (217.900) la Polonia (151.90) e l’Italia (150.600). All’incontro era presente anche l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, che ha fatto il punto sulla situazione in Terra Santa, parlando di “progressivo deterioramento della situazione politica e sociale”. “Israele – ha detto l’arcivescovo – è atteso da elezioni anticipate che potrebbero vedere la destra di nuovo al potere. Sull’altro versante, le due anime palestinesi Hamas e Fatah continuano a non parlarsi. Il tutto mentre in Medio Oriente assistiamo a dei mutamenti importanti con gli Usa che vogliono ritirarsi dalla Siria e con Israele che ridisegna le alleanze regionali” in funzione anti-iraniana. “Una situazione nella quale per la comunità cristiana locale è sempre più difficile muoversi. Diventa ancora più urgente lavorare sul piano pastorale per rafforzare l’identità cristiana dei nostri fedeli”. Identità che subisce attacchi come quello da parte di una mostra al museo di Haifa in cui Gesù Cristo è raffigurato in croce, prima con delle confezioni regalo che pendono dalle sue mani e, poi, sostituito da un manichino con la divisa di McDonald’s. L’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa ha protestato e condannato l’esposizione così come aveva fatto per la legge sullo Stato della Nazione, approvata dalla Knesset il 19 luglio 2018. La legge, secondo gli ordinari cattolici rappresenta “un duro colpo” ai valori di uguaglianza, giustizia e democrazia contenuti nella “Legge fondamentale” del 1991, poiché “fornisce una base costituzionale e legale per la discriminazione tra i cittadini israeliani, stabilendo chiaramente i principi in base ai quali i cittadini ebrei devono essere privilegiati rispetto agli altri cittadini”. “È la prima volta – ha concluso mons. Pizzaballa – che una legge costituzionale non fa menzione di quel 20% di popolazione rappresentato dagli arabi israeliani”.

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