Terra Santa: mons. Brislin (Cape Town), “davanti alle ingiustizie non possiamo restare muti e neutrali”

Parrocchia della Visitazione a Zababdeh (Foto Sir/Rocchi)

(Zababdeh) “La promozione della pace, dell’amore, della giustizia e della verità è parte integrale della missione della Chiesa. In presenza di ingiustizie, di odio e violenza non possiamo restare in silenzio o neutrali”: lo ha detto mons. Stephen Brislin, arcivescovo di Cape Town (Sud Africa), salutando la comunità locale della parrocchia latina di Zababdeh dedicata alla Visitazione. A Zababdeh – villaggio a maggioranza cristiana, nel nord della Cisgiordania, non distante dalla città di Jenin, teatro, nel 2002, di una delle battaglie più cruente della Seconda Intifada – ieri sono giunti i vescovi dell’Holy Land Coordination (Usa, Canada, Sud Africa e Ue) nell’ambito del loro pellegrinaggio annuale di solidarietà in Terra Santa. Davanti ad una chiesa gremita di fedeli l’arcivescovo ha ricordato lo scopo della loro presenza, “esprimere vicinanza alle comunità locali e approfondire le sfide che queste devono sostenere ogni giorno. Sappiamo le difficili circostanze in cui vi trovate a vivere e conosciamo bene l’importanza della vostra vocazione, quella di mantenere viva la fiamma della Cristianità nei luoghi dove Gesù è nato, morto e risorto”. “Vi ringraziamo per questo. Non possiamo risolvere i problemi della Terra Santa, ma ciò che possiamo dirvi è che non siete soli. Siete nei nostri cuori e nelle nostre preghiere” ha detto mons. Brislin, che ha allargato lo sguardo ad altri drammi del mondo come “la morte di migliaia di bambini nello Yemen, le violenze troppo presto dimenticate di Gaza, le decine di migliaia di profughi e sfollati delle guerre e i conflitti in Africa nei quali tanti ragazzi soldato sono costretti a combattere”. Davanti a queste ingiustizie “non possiamo restare muti e neutrali” perché, ha spiegato il presule citando l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, “se siamo neutrali nelle situazioni di ingiustizia allora abbiamo scelto la parte dell’oppressore”. Da qui l’appello a “liberarci dal peccato, rifiutare l’odio e la rabbia e crescere nella fede. Nella sofferenza dobbiamo perseverare nella nostra missione a servizio della pace, della giustizia e della verità”.

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