Diocesi: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia), “le ferite del terremoto si concretizzano in promesse deluse e frustanti lentezze burocratiche”

“L’annuale ricorrenza del patrono ritrova la comunità diocesana e la comunità cittadina unite per un momento di riflessione e di festa. Dell’una e dell’altra sentiamo tutti il bisogno, in una fase della vita sociale che ci vede ancora angustiati per una crisi che sembra non aver fine e per le ferite del terremoto che si prolungano nella gente della Valnerina e si concretizzano in promesse deluse e in frustranti lentezze burocratiche”. Lo ha detto, oggi, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, presiedendo, nella basilica cattedrale di Spoleto, il pontificale nella festa liturgica di S. Ponziano. Il pensiero di mons. Boccardo è andato a quanti si prendono cura dei loro fratelli e sorelle segnati dalla sofferenza e dal bisogno, come la Caritas, la Mensa della Misericordia, i “Centri di ascolto” e i “numerosi volontari che svolgono un prezioso e insostituibile servizio con delicatezza e amorevole attenzione”. “Di fronte alle tante forme di povertà che ci circondano – ha affermato il presule -, sentiamo di dover favorire un cambio di mentalità: non basta più un welfare statale, occorre un welfare di comunità; non basta più la solidarietà, ci vuole maggior prossimità: la prima è fatta condividendo risorse e beni, la seconda mettendo in circolo persone e donando il proprio tempo”. “Abbiamo bisogno di fraternità come risposta mite e forte ad una insistente predicazione che dichiara inconciliabili le diverse parti della nostra comune umanità – ha aggiunto -. Ne abbiamo urgenza proprio mentre più assillanti e apparentemente trionfanti si fanno le visioni e le politiche che non si curano delle radici della disuguaglianza, subordinano anche le libertà fondamentali alla sicurezza e liquidano come ‘buonismo’ il semplice e naturale desiderio di riconoscerci fratelli e sorelle e di agire di conseguenza, nella custodia e nella conduzione della nostra casa comune”.
Un pensiero l’arcivescovo lo ha dedicato anche alla difficoltà di trasmettere la fede ai giovani e al territorio della valle spoletana: “Dobbiamo uscire dal torpore e dal miope ripiegamento sul proprio particolare, che deprime la creatività, impoverisce il lavoro in qualità e quantità, droga il consumo a spese della vitalità. Una società è generativa se, mentre fa crescere il lavoro e l’impresa, allarga l’orizzonte della fiducia e della speranza, costruisce i legami sociali, ricupera il senso della bellezza, fa diventare città e paesi luogo dell’incontro, della cultura e della vita civile”.

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