Diocesi: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia), “dobbiamo uscire dal torpore e dal miope ripiegamento sul proprio particolare”

“Dobbiamo uscire dal torpore e dal miope ripiegamento sul proprio particolare, che deprime la creatività, impoverisce il lavoro in qualità e quantità, droga il consumo a spese della vitalità”. Lo ha detto questa mattina mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, in occasione del solenne pontificale presieduto nella cattedrale di Spoleto per la festa del patrono san Ponziano. “Una società è generativa se, mentre fa crescere il lavoro e l’impresa, allarga l’orizzonte della fiducia e della speranza – ha ricordato il presidente della Conferenza episcopale umbra -, costruisce i legami sociali, ricupera il senso della bellezza, fa diventare città e paesi luogo dell’incontro, della cultura e della vita civile”. Mons. Boccardo ha dedicato un pensiero anche alla difficoltà di trasmettere la fede ai giovani. “Si può essere tentati dallo scoraggiamento; si fatica a far ereditare le responsabilità della vita. Se non vogliamo elevare solo il lamento sterile sulle fragilità dei giovani, dobbiamo star loro vicini come testimoni credibili, valorizzare la loro creatività e inventiva, aprire spazi perché si mettano alla prova, in patria e all’estero – ha sottolineato l’arcivescovo di Spoleto-Norcia –. Perché sono la fatica, l’allenamento, l’agonismo, la lotta, il sacrificio, che costruiscono grandi personalità. I giovani, pieni di energie fresche, lo comprendono naturalmente, ma noi dobbiamo saper offrire loro luoghi di crescita personale e di impegno civile, che costituiscano come un tirocinio per l’accesso al lavoro, alla professione, alla responsabilità sociale. Per diventare grandi è necessaria una ‘iniziazione’, mettere alla prova se stessi, per vedere dove e come si vale: occorre dunque far accedere quanto prima i giovani alla fatica e al cimento nella vita adulta. Altrimenti, quando saranno più grandi, saranno simpatici ma velleitari, rampanti ma senza spina dorsale, persone che tengono bene la scena, ma perdenti poi nella vita”.

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