Diocesi: Spoleto-Norcia, la reliquia di san Ponziano in carcere tra i detenuti. Mons. Boccardo, “recuperate la capacità di sognare”

Per la prima volta, oggi pomeriggio, la reliquia del patrono san Ponziano nel carcere di Spoleto. A portarla, l’arcivescovo mons. Renato Boccardo, che ha presieduto la messa alla presenza di numerosi detenuti. Con lui hanno concelebrato il cappellano mons. Eugenio Bartoli e il cerimoniere arcivescovile don Edoardo Rossi. “Almeno per ora, siete cittadini di Spoleto ed è giusto che possiate adorare anche voi il Santo patrono attraverso la reliquia – ha detto l’arcivescovo -. Le nostre vite a volte sono segnate dalle tenebre; noi siamo qui a celebrare l’Eucaristia per affidare a Cristo la nostra esistenza, l’unico capace di trasformare le tenebre in luce”. Nell’omelia poi l’arcivescovo ha presentato il tratto saliente della personalità di san Ponziano: giovane rimasto fedele a Dio fino al punto da essere torturato e, infine, ucciso. “Il suo messaggio – ha aggiunto il presule – è ancora vivo nella comunità di Spoleto. A noi suoi concittadini ed eredi ci invita ad avere coraggio e a non dimenticare che siamo figli di Dio. Voi, cari amici, siete qui con la libertà limitata, con pesi enormi che sono conseguenza dei vostri errori, con tanti affetti feriti. E il rischio è che dimentichiate persino la vostra identità. La festa di san Ponziano, allora, ci aiuta a ricordare che siamo figli di Dio, che lui ci vuole bene qualsiasi sia la nostra storia. Per lui siamo figli sempre e ciò nessuno lo potrà mai cancellare”. L’incoraggiamento del patrono è un invito al coraggio. “So che la vostra principale nostalgia è di andare prima o poi oltre questi muri. Ma intanto siete chiamati a costruire la pace nel vostro cuore, a recuperare la capacità di progettare e di sognare. A voi è chiesto quindi un supplemento di coraggio e di determinazione, ma non dimenticate mai che siete figli amati da Dio”. Al termine della celebrazione l’arcivescovo ha salutato i detenuti presenti nella cappella: molti gli hanno consegnato lettere con la loro storia, altri gliel’hanno raccontata a voce.

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