Processo al card. Barbarin: mons. Gobilliard (Lione), “ho detto grazie alle vittime”

“C’è stato un processo, un processo che è stato anche una battaglia tra avvocati ma al cuore di questo processo c’erano degli uomini, uomini che hanno sofferto e soffrono terribilmente”. Comincia con queste parole, il racconto che monsignor Emmanuel Gobilliard, vescovo ausiliare di Lione, ha fatto questa mattina al Sir del processo che, dal 7 al 9 gennaio, ha visto il cardinale Barbarin al fianco di altri 5 responsabili della diocesi rispondere in Tribunale per omessa denuncia alla magistratura di violenze sessuali, commesse dal sacerdote Bernard Preynat, su giovani scout, fra il 1986 e il 1991. Mons. Gobilliard è stato presente al processo in quanto, su richiesta del cardinale Babarin, rappresentava la diocesi di Lione. “Non ho avvertito rabbia. Ho piuttosto sentito un grido”, racconta il vescovo. “La cosa più importante ora è permettere a questo grido di esprimersi altrimenti non ci potrà mai essere incontro possibile e non ci potrà mai essere verità”. Riguardo all’umiliazione vissuta in questi giorni da tutta la Chiesa francese davanti alle telecamere di tutto il Paese, il vescovo Gobilliard risponde: “Sì, certo. Abbiamo vissuto tutto questo come una ferita. Era interessante vedere nell’aula del processo un movimento: da una parte, le vittime umiliate nel loro corpo, umiliate da un profondo senso di colpevolezza, umiliate dal silenzio. Sono arrivate con le spalle ricurve dal dolore. Dall’altra, noi che abbassavamo la testa. E nella misura in cui noi ci ricurvavamo nel loro e nostro dolore, vedevamo le vittime che rialzavano la testa. Nella misura in cui il cardinale e noi eravamo afflitti nella vergogna per quello che era successo, loro riuscivano a rialzare la testa. Penso che non ci potrà mai essere vera riconciliazione, se noi non ci umiliamo, se rimaniamo in un atteggiamento di difesa e giustificazione. Mai potremo raggiungere le vittime. Quando ho incontrato François Devaux (una delle vittime – incontro che a differenza degli altri è avvenuto davanti alle telecamere), era proprio per umiliarmi davanti lui. Per dirgli: sì, siamo peccatori. Sì, è vero, ci sono stati dei malfunzionamenti nella Chiesa. Sì, ci sono stati dei silenzi, dei comportamenti sbagliati, ma è grazie a voi che lo abbiamo capito”.

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