Populismo: p. D’Ambrosio (Pug), “è una malattia che serpeggia e che lascia apparentemente intatte le strutture democratiche. Ma le mina alla base”

“Il populismo così come lo abbiamo in questo momento storico in diversi Paesi è una malattia che serpeggia e che lascia apparentemente intatte le strutture democratiche ma le mina alla base perché si vive l’esautoramento di alcuni poteri dello Stato che così perdono efficacia”. Lo ha affermato questa sera p. Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia politica ed Etica pubblica alla Pontificia Università Gregoriana, nel suo intervento alla conferenza “Potere e populismi” svoltasi all’Ateneo romano nell’ambito del ciclo “Il futuro dei diritti umani” in occasione dei 70 anni della Dichiarazione universale. D’Ambrosio ha spiegato che il populismo è una delle molte degenerazioni del potere – come superbia, violenza, abuso, corruzione, autoreferenzialità, ipocrisia… – che si hanno quando “il potere perde la sua finalità, che è il bene dei singoli e dei gruppi”. Il docente ha poi offerto una “chiave di lettura” del populismo con riferimento al popolo e alla funzione di leader. “Il popolo dei populisti – ha precisato – non è ben definito: molte volte è chiamato gente, gente comune”. “È un riferimento vago”, ha proseguito, notando come “è o una parte (categoria) o il tutto (gente). Per i populisti, il popolo è in alcuni frangenti parte ostaggio, quando per esempio è vittima dei poteri alti o forti; mentre è il tutto quando sta dalla parte del leader”. Il leader, a sua volta, “è unico e idoneo a rappresentare il popolo, il popolo-parte e il popolo-totalità”. “Nelle letteratura – ha proseguito – è un nuovo Cesare. E in genere questi Cesari sono immaturi, corrotti, hanno alle spalle organizzazioni monolitiche, non amano molto i mezzi di controllo. Non tollerano forme genuine e autentiche di relazioni al potere, ma sono molto attenti ad autoreplicarsi e a espandere il proprio modello in ogni direzione, allargandosi a macchia d’olio”. Un’altra caratteristica dei leader populisti è che hanno “la convinzione che il popolo sia fonte del potere ma in fondo rifiutano la rappresentanza”, così come dimostrano “rifiuto delle leggi fondamentali e delle procedure consolidate”. Non è un caso che più volte da loro si senta dire “io governo perché ho la gente con me, perché devo discutere con il Parlamento o rispettare una procedura?”.
Per combattere il populismo, definito da alcuni “dispotismo mite” e da altri “dittatura morbida”, per p. D’Ambrosio “la cura è conoscere e partecipare”. “I populisti non attecchiscono dove ci sono cittadini che conoscono e partecipano. E conoscere non vuol dire avere un titolo di studio. Conoscere, oggi, significa anche imparare ad utilizzare i mezzi di comunicazione e decodificare i messaggi politici e non solo le bufale”. E se “circa la metà della popolazione mondiale (49,3%) vive sotto governi con connotati democratici ma solo il 4,5% in una democrazia completa” per evitare che “il cittadino sia vittima” lo “dobbiamo coscientizzare”: “la battaglia – ha concluso – prima che politica è culturale”.

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