Giovani: vescovi siciliani, “per loro l’unica via è la fuga”

La Sicilia è “sempre più povera e vecchia” e i giovani la guardano “come luogo di non crescita, senza futuro: l’unica via è la fuga”; in risposta, occorrono la presenza concreta, l’impegno fattivo e “il coraggio di porre in loro fiducia”. È quanto emerso dall’incontro tra i vescovi di Sicilia e i delegati della pastorale dei giovani delle diciotto diocesi dell’Isola, nel corso di una sessione pubblica durante i lavori della sessione invernale della Conferenza episcopale siciliana. L’incontro si proponeva una verifica dopo la celebrazione del recente Sinodo sui giovani e l’incontro col Papa a Palermo. Mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani e delegato Cesi per i giovani, che ha partecipato ai lavori del Sinodo quale vescovo rappresentante della Cei, ha illustrato ai presenti le sua personale esperienza di cattolicità, mentre il direttore regionale della Pastorale dei giovani, don Gaetano Gulotta, si è soffermato sulla situazione sociale e religiosa dei giovani in Sicilia. I presuli, in una nota stampa diffusa oggi dall’ufficio stampa della Cesi, hanno spiegato: “La situazione migratoria dei giovani colpisce soprattutto le aeree interne che si configurano con le zone montane che, nonostante il grande patrimonio culturale e artistico di cui sono ricche, non sono state valorizzate adeguatamente dalle istituzioni, mancando di capacità imprenditoriale e di cultura del lavoro. Quei giovani, che hanno scommesso sull’apertura di aziende, sono scappati in poco tempo non solo per la crisi economica, ma anche per la mancanza di vie di comunicazione adeguate allo sviluppo economico. La mancanza di speranza dei giovani siciliani – continua il comunicato finale che riassume i lavori dell’assise che si è svolta da lunedì 9 gennaio e fino a ieri – pone l’accento sulla sfiducia nelle istituzioni e nella politica in generale, guardando ai politici come insensibili alle situazioni sociali ed economiche in cui versano i giovani nel non potere realizzare i propri progetti nella loro terra”.
Dal punto di vista della fede, i vescovi di Sicilia descrivono i giovani del millennio come una “‘generazione di mezzo’, sospesi tra un modello tradizionale–istituzionale tipico del passato e un modello nuovo, de-istituzionalizzato, tipico della cultura del tempo presente”. Per la Conferenza episcopale siciliana, “essi non hanno abbandonato la fede secondo il modello dentro/fuori, ma più semplicemente hanno rinviato tale discorso a tempi futuri”. Nella nota, un appello: “Bisogna credere che i giovani, per quanto apparentemente lontani dai discorsi religiosi, sono aperti alle novità della vita e non escludono un eventuale riavvicinamento alla fede, secondo forme più adeguate alla loro età”. Quale proposta concreta è stato auspicato l’incremento della pastorale oratoriana.

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