Svizzera: lotta agli abusi. Mons. Morerod, “la battaglia si gioca anche cambiando la cultura”

“Dobbiamo al massimo evitare abusi e individuare le situazioni che favoriscono il pericolo, identificarle, conoscere meglio e a fondo i candidati al sacerdozio. Ma la battaglia si gioca anche cambiando la cultura”. È quanto dice in un’intervista al Sir mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo e responsabile della Commissione di esperti “Abus sexuels dans le contecte ecclésial”, istituita presso la Conferenza episcopale svizzera. “Nel passato, nelle zone cattoliche della Svizzera, il sacerdote era un figura importantissima. Una vittima mi ha raccontato: ‘Sono stata abusata dal vicario della parrocchia mentre mio fratello era abusato dal parroco. Nostra madre è morta a causa di questa sofferenza’. E mi diceva: ‘Ma da noi a quel tempo, il parroco era il re ed era impossibile dire qualsiasi cosa’. È questo tipo di relazione a favorire l’abuso da parte del sacerdote che non rischia niente”. “Ogni persona è diversa e il modo di reagire alla sofferenza è diversa”, dice il vescovo, che ha parlato con molte vittime. “Il fatto è che già poter parlare è importante e parlare ad un rappresentante della Chiesa lo è ancora di più. Sentirsi dire: ‘Ti chiedo perdono’, e anche di più, sentirsi dire: ‘Sì, siamo stati noi i colpevoli’. Quando sono successi gli abusi – parlo del passato – in molti casi era impossibile parlare male di un prete e anche se qualcuno, bambino o adolescente, diceva qualcosa, quel che diceva era negato subito, anche in famiglia. ‘Non parlare così’, gli dicevano. E quindi queste vittime si sentivano male. Si sentivano come se fossero loro i colpevoli. E sentire adesso dire: ‘Non era colpa tua, era colpa nostra’, ha un effetto psicologico impressionante”.

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