Svizzera: 283 casi di abusi tra il 2010 e il 2017. Vescovi, “posizione ferma della Chiesa”

Sono stati 283 i casi di abusi sessuali in contesto ecclesiale venuti alla luce tra il 2010 e il 2017 in Svizzera, di cui circa 100 risalenti a fatti avvenuti prima del 1970 e circa 30 tra il 2011 e il 2017. A partire da questi dati la Conferenza dei vescovi svizzeri, riunta a San Gallo in plenaria dal 3 al 5 settembre, si è confrontata sul tema delle misure da affrontare in questo ambito. Pubblicato oggi il comunicato stampa che ne sintetizza i risultati. Sui dati: i vescovi spiegano che i 65 casi emersi nel 2017 – di cui 56 riguardano abusi avvenuti prima degli anni ’90 – si motivano con il fatto che la celebrazione di preghiera e penitenza del dicembre 2016 a Sion ha incoraggiato molte vittime a parlare, come la diffusione della notizia dell’istituzione del “fondo di indennizzo delle vittime di abusi caduti in prescrizione”. Massiccia è stata la “mediatizzazione” del tema e la messa in campo a livello di conferenza episcopale e diocesi di sforzi e strumenti per incoraggiare le vittime a parlare. Quindi, si legge nella nota “l’alto numero di casi emersi va interpretato positivamente: mostra che gli sforzi compiuti dalla Chiesa cattolica in Svizzera per raggiungere e incoraggiare le vittime stanno dando i loro frutti e che le commissioni di esperti diocesani e la Commissione di indennizzo lavorano con efficacia”. I vescovi rinnovano comunque il loro appello alle vittime a rivolgersi a una delle commissioni diocesane di esperti o ai servizi cantonali di aiuto alle vittime.

I vescovi svizzeri hanno deciso di “rafforzare l’obbligo di denuncia di reati” di abuso su adulti: mentre fino ad ora le “Linee guida” dei vescovi e dei religiosi svizzeri sull’abuso sessuale nel contesto ecclesiale davano alla vittima adulta la possibilità di opporsi a che si presentasse una denuncia penale per abuso, ora i vescovi hanno rimosso questo “diritto di veto della vittima” e introdotto l’obbligo per i ministri di denunciare tutti i casi quando vengono a conoscenza di un reato. La ragione: “Sulla base dell’esperienza, senza obbligo di denuncia persiste il rischio che il caso s’insabbi e che siano messe in pericolo potenziali vittime future”. L’intento dei vescovi è “mostrare la posizione ferma della Chiesa in Svizzera” con l’auspicio che questo non “trattenga le vittime dal palesarsi”. L’obbligo di trasmettere denuncia c’era e rimane “in caso di sospetto di pedofilia”. La modifica entrerà in vigore dopo che l’Unione dei superiori maggiori avrà dato il proprio accordo. A San Gallo i vescovi hanno altresì deciso di dotare il fondo per l’indennizzo dei casi prescritti di altri 300mila franchi svizzeri (oltre agli 800mila già destinati dalla sua nascita nel 2016). Tra le altre questioni affrontate, il rinnovo della presidenza: a guidare la conferenza episcopale dal 2019 al 2022 sarà mons. Felix Gmür (Basilea) affiancato dal vicepresidente mons. Markus Büchel (San Gallo. Della presidenza farà parte anche mons Alain de Raemy (ausiliare di Losanna Ginevra e Friburgo).

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