Società: p. Gianni (San Miniato al Monte), “le parrocchie non siano mera agenzia morale del territorio” ma “casa”

(da Senigallia) “Porci in dialogo con il Signore e lasciarci interrogare per offrire una risposta adeguata come essere umani capaci di essere davvero una testimonianza ‘brillante’ e trasparente nel tessuto sociale ed ecclesiale in cui abitiamo”. Lo ha detto padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte, intervenendo oggi alla seconda giornata del seminario promosso dal Movimento cristiano lavoratori a Senigallia. Secondo il religioso, “assumersi responsabilità in un’orizzonte credente significa proporre una visione dell’uomo dignitosa in cui l’idea di una divinità che impone un fato prestabilito è spazzata via dalla peculiarità di un Dio della storia che si svela all’umanità e la incontra nella piena libertà, senza imporci alcun copione ma, piuttosto, invitandoci alla sequela”. Quindi, più di un cenno ai brani evangelici, alla “Gaudium et spes” e ai testi di Romano Guardini per leggere i tragici fatti dell’attualità, come il crollo del ponte Morandi a Genova. “Occorre uscire dalla logica della categorizzazione del tempo, un tempo che si manifesta in vicende drammatiche come quella accaduta in Liguria – ha proseguito l’abate di San Miniato – e che rappresenta, simbolicamente, il crollo della nostra coscienza, oltre che del mito della ricostruzione. In quest’ottica dobbiamo impegnarci a restituire alla società una nuova consapevolezza antropologica e teologica, evitando di incappare nella tentazione di diluire il ‘sapore’ del Vangelo nell’esperienza umana di ogni giorno, riscoprendoci figli e figlie di un Padre che ci ama, ci chiama e ci libera pur essendo umanamente fallaci: senza questo germoglio non esiste creatività responsabile”. Da qui, ha aggiunto padre Gianni, nasce “il dramma della Chiesa attuale” che, come si è sperimentato proprio in questi ultimi anni, “richia di veder divenire le parrocchie una mera agenzia morale del territorio piuttosto che una casa in cui percepire la bellezza semplice e misteriosa al contempo della nostra appartenenza a Cristo”. Di fronte alle “paure individualizzanti” che attanagliano il mondo di oggi – per prima, quella legata alla natalità e alla genitorialità – e alla “mentalità abortiva” dilagante, la sfida è quella di “non chiudersi, di avere cura del prossimo, e di continuare ad agganciarsi costantemente a questi interrogativi essenziali che danno il senso al nostro credere e alla nostra responsabilità”. Questo, ha concluso il monaco guardando infine alle dinamiche familiari, è ciò che abbiamo il dovere di lasciare soprattutto “alle future generazioni, a quei giovani a cui dedicare attenzione affinchè le loro domande inquiete, sospese tra cielo e terra, trovino seria risposta”.

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