Vulnerabilità: Faggioni (Alfonsiana), “anche una vita non nata appella la nostra responsabilità” 

Rientra a pieno titolo nel capitolo delle vulnerabilità il tema delle vite mai nate. “Che diritti ha la vita non nata?”, ha chiesto Maurizio Faggioni, ordinario di bioetica all’Accademia alfonsiana, durante il convegno al Camillianum. “La vita fragile appella la nostra cura – ha spiegato -. Il criterio nato e non nato diventa sempre più evanescente. A seconda delle posizioni, nel dibattito contemporaneo, il diritto al rispetto alla vita cambia. Per alcuni parte da zero, cresce con lo sviluppo e declina con l’alterazione delle capacità psico fisiche nell’anziano. Secondo altri invece il feto è da considerarsi un paziente di cui prendersi cura. Per il modello personalista, invece, la qualità umana della vita non nata esiste fin dall’inizio e ribadisce l’assolutezza del divieto di uccidere. Chiediamoci allora: accettare la vita non nata e prendersene cura è un dovere o misericordia? Per noi personalisti è un dovere ma il dovere o l’autonomia dovrebbero però essere superati dalla categoria della responsabilità. Anche una vita non nata appella quindi alla nostra responsabilità”.

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