Migranti: card. Montenegro ad Anzio, “in un tempo iniquo e inequo, essere cristiani non significa essere religiosi ma uomini”

Si è svolto ieri nella fattoria didattica Riparo di Anzio (Rm) il primo Convegno vicariale sul tema dell’immigrazioni. Lo hanno promosso diocesi di Albano, vicariato territoriale di Anzio, Caritas e servizio Migrantes della diocesi, Comunità di Sant’Egidio. Sul tema “Immi-grati, immigr-azione” è stato invitato a parlare il card. Francesco Montenegro, arcivescovo metropolita di Agrigento e presidente di Caritas italiana: “Viviamo in un mondo iniquo e inequo, in cui essere cristiani non significa essere religiosi ma uomini. Non dobbiamo avere mani giunte, ma ‘sporche’” per aiutare gli altri. “Se il termometro della nostra fede è l’amore, il Vangelo non deve darci sicurezza ma deve aiutarci a osare” ha detto ancora Montenegro. Riferendosi alla stretta attualità ha poi affermato: “Se non possiamo aprire la nostra casa ai migranti possiamo però aprire il nostro cuore. Prima che di pane, hanno bisogno di sorrisi, carezze. Nessun ministro può bloccare il mio cuore”, ha aggiunto citando esplicitamente Matteo Salvini. All’intervento del cardinale ha fatto eco don Andrea Conocchia, vicario territoriale di Anzio: “Come comunità cristiane serve concretezza e consapevolezza del territorio e delle sue presenze, dialogare, renderci presenti. Anche per questo l’incontro di oggi si svolge non in una chiesa, ma in un luogo pubblico”. Il tema delle migrazioni interessa da vicino la diocesi di Albano, ha spiegato Rita Antonelli, referente per le migrazioni della Caritas diocesana: “Il Rapporto sul Territorio 2017 presentato dall’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Diocesi, dice che i cittadini stranieri nei tredici comuni della Diocesi sono 51.670 (cittadini dell’Est Europeo e indiani soprattutto). Non basta però contabilizzare gli arrivi, occorre testimoniare la possibilità della coabitazione come accoglienza aperta e paritaria”.

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