Laici: card. Farrell, essere “discepoli missionari” affidandosi “totalmente a Dio”

Gesù conferisce agli apostoli “potere su tutti i demoni e di guarire le malattie”. Per questo “l’accoglienza del Regno” produce fra gli uomini “sollievo dalle malattie, liberazione dall’azione del maligno, miglioramento sociale, una vita completamente rinnovata. La missione, quindi, già dall’inizio, pur centrandosi esclusivamente su Dio, non rimane mai qualcosa di puramente spirituale, ma risana e vivifica tutto l’uomo, e ogni aspetto della sua esistenza: morale, spirituale, fisico e sociale”. Lo afferma il prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, card. Kevin Farrell, nell’omelia della Messa di questa sera, presieduta a conclusione della prima giornata dell’incontro internazionale “Promozione e formazione dei fedeli laici. Buone pratiche”. Con riferimento agli apostoli, completamente “indifesi”, “senza garanzie e protezioni umane”, costretti ad “affidarsi totalmente a Dio”, questo, osserva, “è un monito per tutti noi. Quando siamo legati a troppe cose, e, soprattutto, quando siamo troppo pieni di noi stessi, delle nostre capacità, delle nostre idee”, allora “finiamo per non avere la cosa che veramente conta: la fiducia in Dio, il desiderio di metterlo al primo posto nel nostro cuore e di farlo conoscere agli altri”. Per questo la missione, “per essere autentica, deve essere sempre fatta in povertà, senza autodifese, in modo da non perdere la cosa più importante: il primato di Dio e l’umile fiducia in Lui”. Di qui il monito a intendere la “promozione e la formazione dei fedeli laici”, come un cammino che tende in ultima analisi alla formazione di “discepoli missionari”, per usare “un’espressione cara a Papa Francesco” secondo il quale “ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori