Disforia di genere: Casciano (giurista), “grottesco chiedere a ragazzi di 8 anni di assumere decisioni sulla propria fertilità”

Fra le vulnerabilità discusse al convegno dell’istituto Camillianum c’è la condizione di disforia di genere, vale a dire, il non riconoscimento da parte dell’individuo del proprio genere. Il Comitato nazionale di Bioetica è stato infatti recentemente chiamato dall’Aifa ad esprimersi riguardo alla somministrazione della triptolerina, un farmaco capace di congelare temporaneamente lo sviluppo puberale, nei soggetti che vivono una condizione di sofferenza. “Il Comitato ha dato un parere equilibrato – ha osservato Luca Savarino, membro del Comitato -. Abbiamo sentito 12 medici. Il sì alla prescrizione è seguito da una serie di cautele come l’accurata selezione dei casi, il follow up, perché la somministrazione potrebbe avere conseguenze sulla futura possibilità di diventare genitore. Non è un documento sul gender ma su una condizione umana. Non abbiamo scritto nemmeno un trattato di antropologia. Il parere dice di aiutare una persona sofferente a vivere nella maniera meno drammatica il periodo. Abbiamo il dovere di sospendere lo sviluppo puberale se la natura viene vissuta dal soggetto come patologica”. Di opinione opposta è Antonio Casciano, giurista della Fondazione Ut vita habeat: “Spiace che un membro del Comitato si vanti di non aver prodotto un parere che tocchi l’aspetto antropologico – ha criticato -. Diventa difficile accettare un parere solo medico clinico. Non possiamo parlare di una dimensione etica senza una dimensione antropologica. Non esiste nessuna evidenza scientifica che chi assume triptolerina smetta di avere impulsi suicidi. Paradossalmente si cristallizza la disforia di genere. È poi grottesco chiedere a un ragazzo o una ragazza di 8-10 anni di assumere decisioni sulla propria fertilità”.

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