Commercio e sviluppo: card. Turkson (Santa Sede), “cambiare paradigma per avere maggiore equità”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Bisogna cambiare il paradigma del modello di sviluppo per avere maggiore equilibrio ed equità per tutti i Paesi e finanziare lo sviluppo di beni e servizi in quelli più poveri”: lo ha affermato il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, intervenendo oggi a Roma, nella sede di Radio Vaticana, alla presentazione del Rapporto Unctad sul commercio e lo sviluppo 2018, intitolato “Il potere, le piattaforme e la delusione del libero mercato”. Il rapporto, che verrà diffuso in tutto il mondo alle 17 GMT (ore 19 in Italia), qualifica come “delusione” quanto avvenuto dopo la crisi del 2008, con pratiche economiche multilaterali e di libero scambio che hanno avvantaggiato solo le grandi multinazionali ma non hanno redistribuito il reddito creando sviluppo, occupazione e crescita salariale, soprattutto nei Paesi emergenti. Il card. Turkson ha puntato il dito contro diversi “circoli viziosi”: “dove la produzione non c’è non si guadagna e se non c’è guadagno il governo non può finanziare i servizi per la popolazione. Allora si chiedono soldi in prestito ed aumenta il debito”. Ha portato l’esempio del Ghana, suo Paese di origine: “Al Ghana è stato chiesto di aprire il mercato e non essere protezionista. L’effetto è che una produttività così bassa si limita solo alla materie prime, destinate all’esportazione. Alla fine diventiamo Paesi di consumo per i grandi mercati degli altri e non cresciamo”. “Dobbiamo cercare di inventare qualcosa di nuovo – ha detto ai giornalisti il card. Turkson al termine dell’incontro -. Tutto ciò che sta accadendo adesso smentisce il concetto di libero scambio e libero mercato, che non esiste quasi mai. La guerra delle tariffe lo dimostra”. In particolare, consiglia ai Paesi africani di “proteggere le nostre produzioni, come una gallina che deve covare i suoi piccoli altrimenti non cresceranno mai. Qualcosa dobbiamo provare a fare, almeno proteggere le piccole industrie all’inizio, quando sono deboli, per farle un po’ crescere”.

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