Affido condiviso: Cnca, “modificare il testo del Ddl Pillon per garantire il rispetto dei diritti dei figli minorenni”

Il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) esprime “viva preoccupazione” per diverse proposte contenute nel Ddl 735 presentato dal senatore Simone Pillon, riguardante le norme in materia di affido condiviso nei casi di separazione coniugale. “Il testo in discussione”, dichiara Liviana Marelli, responsabile Infanzia, adolescenza e famiglie del Cnca, “rischia di ledere alcuni diritti fondamentali dei figli minorenni, che devono sempre avere la precedenza rispetto a quelli dei genitori. In particolare, la norma che prevede il diritto dei figli a trascorrere con i genitori tempi paritetici o equipollenti non tiene conto del diritto dei minorenni alla stabilità e alla protezione, per quanto possibile, dalle scissioni e dalle lacerazioni della separazione. La cosiddetta ‘bigenitorialità’ si esprime, a nostro avviso, in un pari grado di assunzione di responsabilità nei confronti della crescita dei figli, non nella misurazione dei tempi che questi ultimi trascorrono con i loro genitori. Non è accettabile la prefigurazione della norma che tratta i figli come fossero beni materiali e quindi divisibili a metà”.
“In secondo luogo”, continua Marelli, “desta forte inquietudine l’uso dell’espressione ‘alienazione parentale’, così controversa a livello scientifico, che rischia di favorire la messa sotto accusa di uno dei due genitori solo perché il figlio si rifiuta di incontrare l’altro genitore. Si tratta di una questione seria che ha attraversato e attraversa da tempo il mondo scientifico, non risolvibile con una mera imposizione giuridica. Il minorenne può ritenere uno dei due genitori inadeguato dal punto di vista educativo o, a volte, non voler incontrare un genitore perché autore di atti di violenza domestica. Le norme del ddl Pillon appaiono inopportune e pericolose in presenza di situazioni come queste, tutt’altro che rare”. Infine, “non riteniamo che la mediazione familiare debba essere prescritta come obbligatoria in caso di separazione”, conclude Marelli: “Vi sono casi, come appunto quelli in cui si registrano situazioni di violenza domestica o di fortissima conflittualità, in cui tale passaggio può non essere possibile. Per queste ragioni invitiamo il Parlamento a modificare il testo del Ddl nei punti indicati”.

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